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Stretta e irta di incognite è la via dell’indulto

Sono anni che i radicali e la Corte di Strasburgo denunciano lo stato indegno delle carceri italiane, ma solo ora grazie al messaggio del capo dello Stato il tema viene posto all’attenzione del Parlamento. Inevitabile mettere in relazione il problema generale (le condizioni di vita dei carcerati) col noto caso particolare (il destino giudiziario di Silvio Berlusconi). In teoria, infatti, l’ex premier potrebbe beneficiare di un eventuale provvedimento di indulto. Si tratta però di un’ipotesi remota. Prima di tutto, perché non sarà facile che i due terzi (tanti ne servono) degli attuali parlamentari accettino di votare una legge che, rimettendo in libertà migliaia di carcerati, sarebbe quanto di più impopolare. E non sono questi i tempi in cui i partiti godono di grande popolarità. L’indulto del 2006 fu possibile solo perchè i parlamentari italiani avevano ancora nelle orecchie il monito di Papa Giovanni Paolo II, che pochi anni prima durante una storica seduta a Montecitorio chiese alle camere un atto di clemenza verso i detenuti. Ma fu approvato il 29 luglio, in piena estate, evidentemente sperando che gli italiani non se ne accorgessero. Ipotizziamo però che si ricrei un clima analogo. Perché Berlusconi se ne possa avvantaggiare in ogni senso occorrerebbe che, oltre alla pena detentiva, l’indulto estinguesse anche le pene accessorie. In tal caso, cadrebbe l’interdizione dai pubblici uffici comminata al Cavaliere dalla Corte d’Appello di Milano. L’indulto del 2006 non comprendeva le pene accessorie: è pensabile che, dopo aver rifiutato qualsiasi mediazione nella Giunta per le immunità del Senato, il Pd decida improvvisamente di fare un regalo al Caimano? Difficile. Più probabile, semmai, che al momento di scrivere la legge si pretenda di esentare dall’atto di clemenza chi si è macchiato di reati fiscali. Si capisce dunque che la partita iniziata ieri col messaggio di Giorgio Napolitano alle Camere sarà complicata e dall’esito a dir poco incerto. Da una parte si sosterrà che sarebbe vergognoso trascurare la dignità di migliaia di «persone» solo per non favorire Berlusconi; dall’altra si replicherà che per favorire Berlusconi si rimettono in libertà migliaia di «criminali». Ha ragione Napolitano nel chiedere provvedimenti che contengano l’abuso, tutto italiano, della custodia cautelare e della carcerazione preventiva. Ma, rispetto alla popolazione, i carcerati italiani sono in media europea. Se le condizioni di vita negli istituti di pena sono indegne e la pena diventa afflittiva è perché c’è poco spazio. Moltiplicare gli spazi vorrebbe però dire moltiplicare gli agenti di custodia. E’ questa la ragione per cui, in epoca di spending review, non si costruisco nuove carceri. La stessa ragione per cui se pure l’indulto fosse approvato, tempo tre anni la condizione dei carcerati tornerebbe ad essere quella odierna.