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Il pensiero fisso del Cavaliere

Sembra proprio che nel Pdl nulla sia realmente cambiato. La ribellione di Angelino Alfano ha rappresentato un fatto politico di indiscutibile rilevanza, ma com’era prevedibile non è stata seguita da altro se non dal rinculo di Raffaele Fitto, che s’è posizionato di conseguenza alla testa dei «lealisti». Il confronto interno è congelato. Interviste a parte, nessuno si muove prima che Berlusconi abbia deciso se schierarsi e con chi. Ma è chiaro che questa è l’ultima delle sue preoccupazioni. Il Cavaliere, infatti, ha ben altro per la testa. Sia i ‘falchi’ sia le ‘colombe’ che nelle ultime 24ore l’hanno incontrato, riferiscono la medesima impressione: l’uomo è comprensibilmente ossessionato, non riesce e pensare ad altro che al proprio destino giudiziario e — dicono — finché quel dado non verrà tratto stenterà a calzare nuovamente i panni del leader politico facendo le scelte del caso. Il problema è che passerà del tempo. Molto tempo. Peserà sul suo stato emotivo il voto dell’aula del Senato che ne certificherà la decadenza da parlamentare, avrà un’influenza anche la ridefinizione della pena accessoria che verrà formulata il 15 ottobre dalla Corte d’Appello di Milano. Ma — se non verrà arrestato prima come teme — sarà il passaggio da uomo libero a detenuto in prova ai servizi sociali il vero banco di prova per i nervi di Berlusconi. E per quello occorrerà attendere i primi mesi del prossimo anno. Partecipando ad un governo in evidente difficoltà, dunque facile preda polemica dei ‘falchi’ pidiellini, potranno Angelino Alfano e i ministri che lo seguono reggere così a lungo nell’indeterminatezza? Per molti, essere «diversamente berlusconiani» rimanendo nello stesso partito di Berlusconi è tecnicamente impossibile. Ma Alfano ha paura di affrontare i marosi della politica e le prossime Europee con una scialuppa tutta nuova di cui ignora la capacità di galleggiamento. Perciò spera ancora che Berlusconi gli passi davvero lo scettro del comando, accettando di conseguenza la fine del proprio ciclo politico. Ad oggi, non sembra orientato. Anzi, più passa il tempo più appare calato nello spirito dei ‘falchi’ che lo circondano. Gli appelli all’unità che rivolge a tutti, ma proprio a tutti i propri interlocutori non rispondono infatti ad un disegno politico ma all’irrazionale convinzione che se il partito non si spaccherà per lui sarà più facile far fronte alle traversie giudiziarie.