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Europa muoviti!

emergenza_clandestini_lampedusa-300x206L’EUROPA non può più essere un ritornello vuoto. I barconi, le distese di bare allineate nell’hangar dell’aeroporto di Lampedusa, i corpi che vengono recuperati in mare mentre stiamo scrivendo ci dicono che le parole si sono  irrimediabilmente consumate. Si deve agire subito. L’immigrazione è come la politica del rigore finanziario. Chiunque la affronti da solo, tenta di svuotare il mare con un cucchiaino. Per questa ragione le ultime promesse assomigliano a vaporose prese in giro.

Il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso ci ha promesso 30 milioni di euro per  l’emergenza che non è più tale, perché dura da anni. Il commissiario agli affari interni Cecilia Malmstrom, svedese, ha aggiunto un potenziamento dell’agenzia Frontex, quella che si occupa di vigilare confini, e il  cambiamento della regola per la quale alle persone che richiedono asilo deve provvedere solo lo Stato sul quale sono sbarcate.
 
 PER RENDERSI conto di che cosa stiamo parlando basta qualche numero. Frontex ha in Italia due operazioni da 7 anni. Costano 6 milioni e mezzo di euro. ‘Valgono’ 4 navi e un paio di elicotteri. È tutto. Izabella Cooper, la  portavoce dell’agenzia di controllo delle frontiere, ha indicato alcune misure di buon senso che potrebbero almeno alleviare la biblica pressione dei poveri disposti a tutto pur di arrivare nella ricca Europa. «Il controllo dei confini – argomenta – non è la panacea». Il primo punto è un sistema di asilo comune a tutti i 28 Paesi dell’Unione. Il secondo è permettere ai consolati dei Paesi della Ue presenti negli stati dai quali  partono le ondate di migranti di accogliere le richieste di asilo (e, aggiungiamo noi, di selezionare con rigore ed accettare richieste di visti  di almeno sei mesi per cercare un lavoro in Europa).

Il terzo corno del  problema indicato dalla Cooper sono i programmi di sviluppo nei Paesi dai quali partono i disperati dei barconi. Ma, aggiunge, questi passi debbono essere «discussi e decisi a livello politico». Solo così ci si può aspettare qualche risultato concreto. Altrimenti continueremo a recuperare corpi senza vita e disgraziati taglieggiati dagli scafisti. «Io sono un quasi morto» mi sussurrò nel 2011, nel sud della Tunisia, un ragazzo che aspettava di salire su un barcone precariamente nascosto in una casa in costruzione.