Storie di donne e di passioni (politiche)
Come sempre accade quando tutto crolla, vecchi rancori si intrecciano a nuovi sospetti e le scelte di campo sono spesso determinate dal ruolo che si ricopre. Ma sono soprattutto le donne, nel Pdl, a tracciare la mutevole mappa delle inimicizie interne. Donne come la senatrice Maria Rosaria Rossi, già organizzatrice delle serate arcoregne, da tempo ombra del Cavaliere e detestato filtro tra lui e il mondo. Ebbene, è tutto finito. «Berlusconi s’è convinto che lei stia con Alfano e l’ha allontanata», raccontano. Dev’essere vero: negli ultimi giorni è infatti scomparsa da palazzo Grazioli per apparire più volte in Senato, dove mai la si era vista prima. Donne come Anna Maria Bernini, che oggi accusa Alfano d’essersi lasciato corrompere dal governo, ma ieri, quando il governo era in gestazione, fece di tutto per entravi. «Quando fu chiaro che l’avevano esclusa ci rimase malissimo», dicono. E nel dirlo così spiegano la sua foga attuale. Perché ha ragione Maurizio Gasparri quando, senza malizia, riflette sul fatto che «chi occupa un incarico tende a giudicare le cose da quel punto di vista».
Ad esempio: Nunzia De Girolamo era legata a filo doppio al superfalco Verdini, ma da quando è diventata ministro ha naturalmente assunto l’ottica del governo. Ed anche per questo ha recentemente avuto un duro scontro con l’ex ministro Mara Carfagna. Che pure fu sul punto di mollare Berlusconi e che vanta un rapporto di odio-amore con la fidanzatissima del Capo, Francesca Pascale. Donna che tutte le donne del Pdl cercano di ingraziarsi nella speranza di rimanere a corte. Ma lei che della corte è la Regina, per gelosia forse più che per politica, ha posto il veto sia alla Carfagna sia alla Santanché. Donna odiatissima da tutti, Daniela Santanché. La difendono solo Capezzone e (sempre meno) Verdini. Odiata perché alza i toni, eleva il livello dello scontro e soprattutto (fino a poco tempo fa) «parla direttamente con Berlusconi». Il che la rende sospetta per definizione e, pare, le ha assicurato anche l’antipatia di Marina B.
Ci sono amicizie di una vita, come quella tra le emiliane Isabella Bertolini e Laura Bianconi, sacrificate sull’altare della divisione tra falchi e colombe e presto trasformate in rancore e maldicenze. Ci sono odi personali, come quello, tutto siciliano, tra Stefania Prestigiacomo e Alfano, che giustificano nuovi amori politici. E ci sono donne usate come scudo da uomini potenti ma non ancora pronti ad esporsi. E’ il caso del sottosegretario Simona Vicari, legatissima al capo dei senatori pidiellini Schifani. Poiché Schifani si schiererà con Alfano ma ancora non ha trovato il tempo per farlo, quando vuole combattere una battaglia interna è lei che delega. Raffaele Fitto, invece, le sue battaglie le combatte da solo. Ora detesta Alfano, ma prima erano spalla a spalla. «In Puglia ci ha portato un sacco di voti e in cambio non ha avuto nulla», spiegano. Eppure, quando, nella natia Maglie, la scorsa estate Fitto commemorò suo padre, già presidente della regione, Alfano era lì assieme a Lupi. Ora, essendo naturalmente in competizione, dicono malissimo l’uno dell’altro, ma, come osserva un berlusconiano smaliziato, «non arriveranno mai ai vertici d’odio e di passione di cui sono capaci le nostre donne». Storia antica. Perchè, per dirla con Nietzsche, «nella vendetta, come nell’amore, la donna è sempre più selvaggia dell’uomo».