Nei cortei degli studenti oggi sfila la paura del futuro
CI RISIAMO, puntualmente ogni mese di novembre gli studenti italiani scendono in piazza. È un rito stantio e ripetitivo: le manifestazioni infatti avvenivano anche in periodi relativamente tranquilli, quando la disoccupazione giovanile non registrava i numeri allarmanti di queste settimane. Non è che è semplicemente un modo per saltare le lezioni? Angelo Carollo, Milano
DIFFICILE dar torto al lettore, basta scorgere l’archivio dei giornali per scoprire che effettivamente l’autunno porta con sè manifestazioni più o meno rumorose di studenti arrabbiati (o semplicemente delusi). Da Torino a Palermo, passando per Roma, Milano, Cagliari, anche ieri i ragazzi sono scesi in strada per chiedere più investimenti da dedicare alle scuole pubbliche e all’università. L’Udu (Unione degli universitari) ha anche srotolato sotto il ministero dell’Istruzione lo striscione con lo slogan della protesta: «Change the way», ovvero «invertire la marcia». Ribellione ed ideologia d’antan si stemperano però di anno in anno, anche nei cortei. La crisi pesa sui ragazzi come sui genitori, la paura del futuro toglie fiato alle proteste. Ecco, diversamente dal passato, i ragazzi oggi vorrebbero qualcosa in cui sperare. laura.fasano@ilgiorno.net