Tutto crolla in funzione di tempi nuovi. Forse
Spettacolo triste e vagamente inquietante, ieri: con i ragionieri europei che bussano minacciosi all’uscio per contestarci i conti pubblici e in casa topi impazziti che sbranano i cadaveri di partiti già morti o mai nati. Eppure, si annunciano tempi nuovi. E infatti una dopo l’altra cadono e cadranno le maschere del ventennale carnevale politico italiano. Una fase si sta chiudendo, una fase si aprirà. Sarebbe tragico, in un mondo che cambia, se tutto si risolvesse solo con un po’ di manutenzione: Stato e Politica vanno ripensati dalle fondamenta. Il tempo sospeso delle larghe intese doveva infatti servire ai partiti per rinnovarsi e ridefinirsi. Il Pd lo sta facendo alla maniera classica: con un congresso dall’esito già scritto ma dalle conseguenze imprevedibili: Renzi «anatra zoppa»?, una scissione? Anche il Pdl lo sta facendo secondo uno schema classico. Essendo un partito carismatico, la crisi del leader coincide infatti con la crisi del partito che ha fondato. Berlusconi è il Pdl: senza Berlusconi il Pdl non è nulla e con Berlusconi nulla potrà essere diverso dal Pdl che conosciamo. La scissione era fatale, illusoria la pretesa di Alfano di poter essere «diversamente berlusconiano». Dalla pace che prima o poi seguirà l’inevitabile e inevitabilmente duro conflitto tra i quasi orfani del Cavaliere nascerà un giorno un’offerta politica nuova. Quanto efficace, si vedrà. Ma occorrerà del tempo, e molto lavoro. Tempo e lavoro servirebbero anche a Matteo Renzi per misurarsi con un partito che intende sfruttarne il carisma senza assecondarne la volontà. Un anno di battaglia interna combattuta con i galloni del segretario sarebbe utile per verificare il reale valore politico del sindaco e, in caso di vittoria profonda sugli apparati, dare concretezza alle sue reali chances di governo poggiando i piedi non su pulpito qualsiasi ma su un partito fatto a propria immagine e somiglianza. I centristi, dilaniati, osservano l’andamento delle guerre di successione nel Pd e nel Pdl per poi, dividendosi, schierarsi. Ma si schiereranno da una parte o dall’altra, perché il bipolarismo reggerà l’urto dell’attuale crisi politica. Ha molti nemici potenti, ma un alleato più forte: l’opinione pubblica. Perché tutto ciò accada e il rinnovamento del sistema politico sia reale, occorrerebbe che le elezioni non fossero indette prima del 2015 e che il parlamento approvasse riforme istituzionali coerenti con la necessità di dar forza al capo del governo. Occorrerebbe tempo, e occorerebbe la voglia di sfruttarlo seriamente. Due elementi preziosi, tempo e serietà; dunque rari. Due elementi forse, ormai, indisponibili.