Per gli affamati della notte meglio la cucina da pub
LA FAME di notte è una cosa brutta. E pure sbagliata. Lo so, non si dovrebbe mangiare mai carboidrati dopo le 22, alcool e altro. Ma se salti la cena e sei fuori dopo mezzanotte, digiuno alla mattina non ci arrivi. E tuffarti nel frigo non risolve il problema, che è invece trovare un posto aperto e decente, magari non all’aperto visto che siamo in inverno. Dove non strapaghi il nulla, non ti avvelenano e non rischi una compagnia indecente. Fino alle due vai sul sicuro da Rosy e Gabriele (via Sirtori 26) strade liberty dietro l’hotel Diana a Porta Venezia. Erede di rinomate e malfamate pizzerie del secondo dopoguerra (ci scappava anche il morto). Adesso ristorante con lista infinita e insensata di piatti abbondanti e corretti, preparati da una vera e propria macchina da guerra. Ti sazierai a un prezzo ragionevole, vista l’ora, e ci dormirai la notte. Ma io vi propongo cose diverse, anche dalla panineria giusta. Dal kebab raccomandato. Pub con cucina, birrerie o enoteche gourmet mi sembrano già un piccolo ma notevole passo avanti
LO STAFF è quello di Balladin, dove fa tappa volante anche Oscar Farinetti, che aprirà Eataly allo Smeraldo entro febbraio. Enzo sta prevalente nella birreria di Solferino angolo Bastioni, Dario fa la spola con il loro locale di Castel Morrone angolo via Ristori (11,30-01, dalle 18,30 nel weekend) il Bibendum. Enoteca stile Nord Europa, muri di birre speciali, bottiglie che tengono conto del prezzo. Bollicine curiose e vodke premium, il vanto della casa. Poi c’è una piccola cucina che permette di affiancare le selezioni di salumi e formaggi di Guffanti con pochi piatti non banali. Le aringhe del Cantabrico con burro francese, come la scelta di fois gras morbido e leggero. La crema di fagioli con la pasta spezzata, i tagliolini all’uovo con ragù di anatra, che va ad alleggerire in coscia la cassoeula di costine e verzino. Budget e carne piemontese de La Granda, panini e piadine. Con buon senso e un occhio ai gusti della clientela, la filosofia è Slow Food. Con incursioni in altri territori, come le friselle con burrata, bresaola di spada affumicato e pomodorino. Stappato un Gadensius Firriato nerello cappuccio e mascalese, metodo classico, come nei rosè dell’Etna. Poi un Fiano Campore a raccolta tardiva del fratello di Mastro Bernardino. Parola di Dario, che mi introduce alla sua vera passione: le vodke. Provo una Russian Standard Gold al Ginseng, una Stoli Èlite Premium, capricci di magnati russi come la Kauffmab Private Collection 2005. Cinque cereali, dodici passaggi di distillazione, filtrata con polvere di diamanti (il segreto sta nel corno dell’alce siberiana). Prezzo fra i 200 e i 300 euro. Ma puoi chiedere anche le patate cotte al forno senza olio che costano molto di meno.