Blog Quotidiano.net

Blog Quotidiano.net

I blog degli autori di Quotidiano.net, il Resto del Carlino, La Nazione ed Il Giorno online

di

Grillo e Berlusconi, una tigre per due

Contro il Quirinale, regista di larghe intese sempre più strette e inconcludenti. Contro «l’Europa delle banche», sottomessa a una Germania egoista e incapace di leadership. In vista delle elezioni europee di maggio, e nella speranza di ottenere elezioni politiche al più presto, Grillo e Berlusconi sono destinati a cavalcare le medesime tigri. E seppure il Cavaliere non si è ancora esposto in prima persona, ieri bastava leggere il ‘Mattinale’ di Brunetta o l’editoriale del ‘Giornale’ firmato da Ferrara per capire in quale trincea finirà per calarsi. È la stessa trincea del V-Day grillino, da cui s’è levata la richiesta di impeachment per Giorgio Napolitano. Un film già visto ai tempi di Cossiga: quando il sistema politico entra in crisi, il Quirinale ne fa le veci forzando il proprio ruolo ed esponendosi di conseguenza a critiche feroci. Critiche ingiuste, ma stavolta autorizzate dall’evidenza di un governo straordinario che non governa neanche l’ordinario e di una crisi economica che non passa ma peggiora. Una crisi che l’Italia affronta con le mani legate dai trattati europei, che Grillo contesta proponendo un irrealizzabile referendum sull’euro. A breve vedremo con quali argomenti Berlusconi combatterà la medesima battaglia. Ma sul fatto che la combatterà non ci sono dubbi. Rubricare queste istanze politiche alla voce «populismo» non aiuta, poiché nascono da un problema reale: la crisi della democrazia. L’essenza della politica risiede infatti nel confronto tra visioni contrapposte dell’interesse generale. E per questo che si vota. Ma il voto è ormai svuotato di senso: chiunque vinca, dovrà applicare un programma deciso non a Roma ma a Bruxelles e a Francoforte. Chiaro dunque che il destino delle larghe intese e la questione della sovranità nazionale siano temi seri. Un po’ meno lo sono i loro alfieri. Grillo, ad esempio, sconta un approccio esageratamente impolitico e l’imbarazzante pochezza dei suoi rappresentanti in Parlamento. Ma combatte una battaglia ‘storica’. Per Berlusconi, invece, si tratta di una conversione ad U: è stato infatti lui a teorizzare le larghe intese col Pd, a supplicare Napolitano di rimanere al Quirinale, a siglare gli accordi europei che portarono al fiscal compact. Tutto è cambiato, evidentemente, non per scelta ma per necessità. Purtroppo, per non ridurle ad escamotage elettorali, simili battaglie richiederebbero sia forza politica sia autorevolezza personale. La prima, forse, c’è. Scarseggia la seconda.