Sun Tzu Renzi in salsa tedesca
«Un patto alla tedesca». Mentre i suoi avversari nel Pd così come in FI continuano a dire che Matteo Renzi punta dritto alle elezioni e che se non riuscirà ad ottenerle farà di tutto per logorare il governo, eccolo rilanciare l’idea del premier Letta e del presidente Napolitano di un vero e proprio accordo programmatico. «Un patto alla tedesca», dice. Cioè un’intesa dettagliata punto per punto su quel che il governo dovrà fare da gennaio fino alle elezioni che tutti dicono saranno nel 2015. Un accordo analogo a quello appena stretto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel con i socialdemocratici di Sigmar Gabriel. E’ quel che Enrico Letta avrebbe dovuto fare all’inizio del proprio mandato. Ma che non fece. E che, incoraggiato dal Quirinale, vorrebbe fare in occasione del nuovo voto di fiducia previsto per mercoledì prossimo. A comunicarlo è lo stesso Renzi, che mette così il cappello sull’iniziativa. Analizzate senza malizia, le sue parole rappresentano un segno di pace nei confronti di palazzo Chigi. Certo, poi tutto dipende da quel che si intende scrivere nel patto di governo. Volendo far saltare il banco, a Renzi basterebbe infatti imporre un tema inaccettabile dal Nuovo centro destra di Alfano e il gioco sarebbe fatto. Ma non è detto sia questo il gioco del sindaco di Firenze. Renzi, infatti, sa che per la maggior parte degli elettori del Pd il governo in carica ha ancora un senso. Cercare di ‘rottamarlo’ sarebbe rischioso. Meglio dunque applicare gli insegnamenti del generale cinese Sun Tzu e tentare di «vincere l’esercito nemico senza dare battaglia». In questo caso, addirittura prendendone il comando. Perché è chiaro che se il «patto alla tedesca» venisse sottoscritto con convinzione dai leader della maggioranza, Renzi si troverebbe nei panni di un premier ombra. Di più: forte della schiacciante superiorità numerica del Pd in parlamento, il neosegretario diverrebbe il vero regista dell’azione governativa. Una diminutio per Enrico Letta? No, o meglio: dipende. Dipende solo da come verranno poste le questioni. Ma una cosa è certa: stretto com’è tra una Commissione europea inflessibile sui conti pubblici italiani e una piazza sempre più irrequieta e dunque fatalmente esposta alla retorica antigovernativa di Grillo e di Berlusconi, il premier Letta ha un disperato bisogno di alleati. A partire da Matteo Renzi.