Etichetta Ue sulle carni, arrosto e spiedini senza segreti
La fettina piace e viene servita con la carta d’identità. Arrosto, bollito, spiedini e kebab, brodi e polpettoni non avranno più segreti. L’Unione Europea ha esteso infatti alle carni di maiale, di pecora, a ovini e pollame, l’etichetta è già in uso per bistecche, filetto, costate e altri tagli di manzo. Di ogni pezzatura potremo sapere vita, morte e miracoli. Ovvero il luogo di allevamento, modalità di conservazione e macellazione. Sarà più chiara anche la provenienza dei macinati e hamburger. Nutrizionisti, allevatori, veterinari e (perché no?) anche gli chef drizzano le antenne.
Parliamo di salubrità della carni perché è un tema caldo, e lo approfondiremo sulle pagine di QN Settimanale, sabato prossimo. Da una parte si leggono appelli a convertirsi alle proteine vegetali, soia e legumi in genere, motivandoli come hanno fatto la Fondazione Veronesi, l’Osservatorio Paidòss e la Conferenza internazionale su ambiente e salute dell’infanzia, che ha sposato il modello della doppia piramide alimentare paladina dell’ecosostenibilità. Ma nei paesi emergenti cresce, a sorpresa, la richiesta di proteine animali, in testa Cina e India. E se una volta agli asiatici bastava la classica ciotola di riso per sfamarsi, e da noi si alternavano fagioli, patate, cavoli e cicoria (l’agricoltura la faceva da padrona), oggi la carne rilancia con i suoi cavalli di battaglia: gli aminoacidi essenziali, le vitamine, il ferro, il gusto (anche il palato vuole la sua parte) e il potere saziante. Per non dire della dieta Atkins: sempre più numerose le persone che sperimentano periodi di riposo dai carboidrati, riducono pane pasta e dolci per rimettere in moto il metabolismo intorpidito con un carpaccio o una costata al sangue. Alcuni ricercatori francesi hanno individuato un filo diretto tra lo sviluppo, l’indice di crescita e le abitudini alimentari: quanto tira l’economia, il consumo di carne aumenta. Buon appetito.