In montagna il rischio zero non esiste
Ma quale “Maledetta montagna” come molto spesso si legge sui giornali dopo una disgrazia. È la montagna che si difende da quei “maledetti” che la utilizzano come fosse di loro proprietà, l’hanno sfruttata, violentata deturpata e ora la insultano pure, io non ci sto, e non riesco a piangere sulle sue vittime che vogliono sfidarla, neppure se sono dei campioni del mondo, chiaro! Enzo Bernasconi Varese
VERO, le storie di questi giorni (compresa quella che ha visto protagonista Schumacher) non ci raccontano di montagne maledette, ma al contrario di tante montagne (e boschi e mari e colline) che ci ostiniamo ogni giorno a violare, ben sapendo che prima o poi ci presenteranno il conto. La montagna non è mai né maledetta né maligna, è semplicemente un pezzo bellissimo della natura. Non è la montagna che uccide, ma sono l’ignoranza, la superficialità, l’arroganza, l’inesperienza, la fretta che provocano i morti di questi giorni. In montagna il rischio “zero” non esiste e ogni minimo errore può essere pagato con costi elevati, anche con la vita. In montagna (come in mare … ) bisogna collegare il proprio cervello con gli occhi. Guai ad andare in giro con le sinapsi in “off mode”! Anche se si è campioni del mondo.
laura.fasano@ilgiorno.net