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Con il cognome della mamma: dov’è lo scandalo?

QUELLA ARRIVATA dalla Corte europea di Strasburgo è una buona sentenza con un forte valore simbolico e anche un potenziale di rinnovamento del pensiero e della cultura italiani. Fino a poco tempo fa infatti i figli di fatto “appartenevano” al padre, che aveva su di essi una potestà perpetua. Poteva castigarli e addirittura chiederne la carcerazione. Di più: l’uomo non aveva un potere forte solo sui figli, ma anche sulla moglie, di fatto, anch’essa, una “sua proprietà”. Oggi donne e uomini, padri e madri, mogli e mariti, hanno pari capacità giuridica e pari diritti, uguali doveri e identica posizione all’interno della famiglia. E il cognome diventa allora un simbolo. Ma attenzione a subordinare, come recita il disegno di legge voluto dal governo, questa possibilità all’accordo di entrambi i genitori. Le maggiori resistenze, in questo campo, sono da sempre tutte maschili.
laura.fasano@ilgiorno.net