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Quando la politica indossa la toga

Con tutta la calma del caso, i giudici della Consulta hanno finalmente messo nero su bianco la sentenza e le relative motivazioni in base alle quali più di un mese fa decisero di bocciare il Porcellum: i partiti possono ora confrontarsi sulla nuova legge elettorale con cognizione di causa. Di buono c’è che i magistrati in ermellino hanno evitato di condizionare uteriormente il confronto politico, legittimando di fatto tutti e tre i modelli elettorali di cui si parla. Ad oggi, la previsione è che il pendolo si assesterà sul Mattarellum corretto, il preferito da Renzi. Il quale, bluffando, ha invece pubblicamente caldeggiato il doppio turno.  Altri giudici, stavolta non costituzionali, potrebbero rivelarsi determinanti nello spingere le forze di maggioranza verso il secondo tema politico caldo del momento dopo quello della riforma elettorale: il rimpasto di governo. La deposizione del prefetto Procaccini ai pm romani riporta infatti all’attenzione dei media il caso Shalabayeva, facendo nuovamente scricchiolare la poltrona del ministro dell’Interno, Alfano. E rumori ancor più sinistri si levano dalla poltrona di Nunzia de Girolamo al ministero dell’Argricoltura. Non è indagata, ma potrebbe esserlo. E in ogni caso le registrazioni da cui risulta il suo attivismo nella gestione della sanità beneventana, pur descrivendo un’abituale pratica di sottopotere politico, fanno di lei un bersaglio facile. Matteo Renzi è suo amico, la stima e la conosce da tempo. Ma non ha ancora deciso che posizione assumere quando il ‘caso De Girolamo’ arriverà in aula al Senato. Una vicenda più mediatica che giudiziaria, e più mediatica che altro sarà dunque la decisione del segretario. Come nel caso del ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, Renzi attenderà l’ultimo momento utile prima di sciogliere la riserva, e  lo farà anche in base ai sondaggi di opinione. Ma a differenza del passato stavolta la sua decisione determinerà quella del partito. Nel Nuovo centrodestra è diffusa la convinzione che l’offesiva contro la De Girolamo sia opera di Renzi, «per avere il rimpasto senza chiederlo», sussurra un ministro. Certo è che il segretario del Pd non ha alcuna intenzione d’essere formalmente coinvolto in un rimpasto di governo che ne limiterebbe l’autonomia politica sfregiandone anche un po’ l’immagine («roba da Prima repubblica», continua infatti a ripetere). Ma è proprio pensando all’immagine che si ritiene finirà per impallinare la De Girolamo, determinando così un evidente corto circuito tra comunicazione e sostanza politica. Cui si somma l’ormai abituale amarezza nel constatare come, su questioni decisive come legge elettorale e composizione del governo, l’iniziativa politica appartenga non tanto ai politici quanto ai magistrati e ai giornalisti.