Un doppio sfregio minaccia il volto di Renzi
Un doppio sfregio minaccia il volto politico di Matteo Renzi. Essendo passato dalla stagione del dire a quella del fare, per la prima volta il neosegretario del Pd corre il rischio di fallire e al tempo stesso quello di scivolare perdendo così parte di quel duplice appeal all’origine del suo successo: essere l’uomo che risolve i problemi irrisolti dagli altri; essere un campione della questione morale in politica. Ad insidiarne la fama sul primo punto è la questione della legge elettorale. Renzi ci ha messo la faccia e i suoi sono i primi a riconoscere che un mancato accordo sul nuovo sistema di voto per lui si tradurrebbe in una clamorosa «figuraccia». La sentenza della Consulta sul Porcellum ha infatti rimesso in vita il proporzionale e per ragioni diverse l’idea di votare con quel sistema piace a Berlusconi, Grillo, Casini, a qualche centrista del Pd e al leghista Salvini. I margini di Renzi nel condurre la trattativa con i partiti si sono assottigliati di conseguenza. Mentre si è rafforzata la posizione di Alfano, apparentemente irremovibile su una formula a doppio turno. Renzi è perciò incoraggiato a ripartire dalla maggioranza, ma sa bene che un accordo chiuso solo all’interno degli angusti confini delle larghe intese lo esporrebbe al fuoco dei franchi tiratori in aula. Non è affatto detto, ma il rischio c’è. Così come c’è il rischio che, dopo aver assicurato che «entro un mese» il nuovo sistema elettorale avrebbe visto la luce, il 27 gennaio la Camera si riunisca per votare una legge che non c’è. Si dimostrerebbe allora che anche per Renzi dire una cosa non significa essere poi nelle condizioni di farla. Altro rischio, certo minore, Matteo Renzi lo corre sulla cosiddetta questione morale. Dopo aver infatti elogiato il passo indietro del ministro Idem chiedendo dfi fare altrettanto alla De Girolamo, Renzi ha scoperto che un membro della segreteria a lui fedelissimo, Davide Faraone, è inquisito per peculato nella vicenda che riguarda l’utilizzo dei fondi attribuiti ai gruppi regionali siciliani. Faraone invoca oggi quella presunzione di innocenza che fino a ieri Renzi non ha rispettato. Un caso di doppiopesismo facilmente risolvibile chiedendogli di dimettersi subito qualora non riesca a dimostrarsi mediaticamente estraneo all’accusa. Resterebbe però un’ombra: la consapevolezza che la questione morale non è monopolio di nessuno.