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Sintini, un libro per aiutare chi soffre

Dal Qs-Il Resto del Carlino in edicola oggi

RISCHIAVA di essere un video-testamento, è diventato un libro scritto da un portatore sano di speranza, per incoraggiare chi è malato, aiutarlo a non arrendersi. Giacomo ‘Jack’ Sintini, campione d’Italia con Trento, a 35 anni appena compiuti sa di essere un sopravvissuto. Perché prima di conquistare sul campo il suo secondo scudetto nel maggio scorso (il primo a Macerata nel 2006), l’alzatore ravennate ha vinto una battaglia molto più importante, contro il cancro. La sua odissea per battere il linfoma la racconta in un libro scritto con Francesca Parravicini, dal titolo ‘Forza e coraggio’, in uscita martedì 21 gennaio.
Sintini, perché un libro?
«Per lo stesso motivo che mi ha spinto, fin dal primo momento, a parlare apertamente della mia malattia: ne avevo bisogno per me, e so che può essere utile agli altri. Un libro trasmetterà il messaggio più a lungo, anche quando la mia storia non sarà più di moda».
Lei che cosa leggeva, durante le terapie?
«Avevo già divorato anni prima la biografia di Lance Armstrong. Mia moglie Alessia l’ha ritirata fuori, capire in che modo lui affrontava le cure mi ha aiutato. So che dopo lui ha deluso molti, ed è giusto, perché non si può vincere barando col doping. Ma una cosa mi sembra giusto dirla».
Quale?
«Che anche se Armstrong ha sbagliato, questo non cambia il fatto che il suo esempio abbia aiutato me ed altre persone ad affrontare la malattia. Spero che il mio libro possa essere utile in questo».
Come avete lavorato?
«Francesca Parravicini ha parlato a lungo anche con mia moglie Alessia, con i medici che mi hanno curato e con tutti i miei familiari. Poi le ho mostrato dei video che avevo registrato durante le cure, perché mia figlia Carolina potesse ricordarsi di papà, se le cose fossero andate male. Per fortuna, ora posso decidere se un giorno glieli farò vedere. Non ora, ha 5 anni».
Adesso lei come sta?
«L’altro ieri ho fatto l’ultimo dei controlli previsti ogni tre mesi, da adesso il rischio di una recidiva è molto basso e potremo limitarci a un controllo ogni sei mesi».
La mentalità da atleta l’ha aiutata a battere il linfoma. E’ vero il contrario? Oggi è più forte di prima in campo?
«Sì. Avere un certo fisico mi ha permesso di affrontare cure più pesanti, ma di sicuro adesso sono anche un atleta migliore. Non do più peso a cose di scarso significato, non mi lamento se sento un dolorino. E finalmente ho anche ritrovato il mio peso forma, mi mancavano quattro chili di muscoli, l’anno scorso».
Sogna sempre la nazionale?
«Certo. So che ci sono due palleggiatori bravi come Travica e Baranowicz, ma il ct Berruto sa che io sarei disponibile a qualsiasi ruolo, pur di stare in azzurro. Ci teniamo in contatto, so che mi tiene in considerazione».