Per il piccolo Cocò una breve vita senza speranze
Affacciato su piazza San Pietro con a fianco un bambino e una bambina delle parrocchie romane, papa Bergoglio ha ricordato il piccolo di tre anni trucidato in Calabria. Cocò – ha detto il pontefice – sarà sicuramente in Paradiso, i suoi carnefici devono pentirsi per quello che hanno fatto. Anche stavolta Francesco ha interpretato i pensieri di tutti noi.
Andrea Prato, Milano
“Cocò”,come lo chiamavano a casa, era l’inconsapevole garanzia che non ci sarebbe stato spargimento di sangue. Nicola Campolongo, 3 anni, lo hanno trovato invece carbonizzato, ridotto ormai a scheletro, nella Fiat Punto del nonno. Con lui anche i corpi del papà della sua mamma, Giuseppe Iannicelli, e della compagna di quest’ultimo.“Cocò” aveva già visto tutto. A tre anni aveva visto la droga girare per casa, i tossici bussare alla porta a tutte le ore del giorno e della notte; aveva visto gli “sbirri” portarsi via mamma e papà. E poi le celle del carcere, l’aula bunker di Corigliano, le divise dei secondini e le toghe nere di giudici e avvocati. Tutto, fino all’esecuzione di nonno “Peppino” e di “zia Betty”. Tutto, fino al buio che se lo è portato via. Cocò, un bimbo nato nel posto sbagliato, al momento sbagliato, da una famiglia sbagliata. Una vita senza speranza perché nessuno gliene aveva data.
laura.fasano@ilgiorno.net