Grand commis in esilio
NON È MAI troppo tardi per provare a cambiare. C’è voluta l’emergenza Inps, con il caso di Antonio Mastrapasqua – ormai presidente dimissionario dell’Istituto, in questi giorni sulle prime pagine dei quotidiani per una vicenda giudiziaria – a dare la spinta a un governo sempre più disattento e pachidermico. Letta ha, così, varato, in tutta fretta, un provvedimento che mette un freno ai superburocrati di Stato. Con il debito pubblico che ci ritroviamo, per non parlare, poi, della stagnazione economica, sembra davvero strano che nessuno abbia mai pensato di intervenire su certi, multipli, stipendi d’oro e su quelle facce, sempre le stesse, che girano come trottole da un ente all’altro, da un consiglio d’amministrazione a un’authority di dubbia o nulla efficacia.
PROPRIO l’altra sera, un tassista milanese – i tassisti sono sempre il migliore barometro per capire l’aria che tira – mi faceva notare che, a suo parere, non sono scandalosi gli ingaggi favolosi di un top manager di un’azienda privata, “semmai, sono cavoli dell’imprenditore che paga”, ma s’imbestialiva moltissimo quando veniva a conoscenza delle regalìe concesse da qualche ente pubblico sempre più simile ad un carrozzone. Per non parlare , poi, delle cariche accumulate da tanti alti funzionari che ancora prosperano all’ombra del Pantalone statale. Quando, vent’anni fa, Giuliano Amato, beneficiario anche lui di tante prebende pubbliche, cercò di avviare una cura dimagrante in grande stile delle Partecipazioni statali, qualche giornalista inventò il termine azzeccato di “boiardo di Stato” che si associò a quello già in voga di “grand commis”.
UNA DEFINIZIONE un po’ spregiativa che dava, però, il senso di certi super infiltrati nella burocrazia in grado di prosperare e dissanguare, come sanguisughe al quadrato, le casse di tanti enti statali, in deficit perenne.
Oggi non se ne parla più, ma ciò non significa che siano spariti: sono sempre lì, forti e potenti come prima e, con la crisi economica che continua ad aggredire, ancora più ingombranti.
Come giustificare un personaggio “multifunzione” tipo Mastrapasqua quando tanti pensionati Inps non riescono ad arrivare alla fine del mese con i pochi quattrini che ricevono dopo una vita di lavoro? Nessuno mette sotto accusa il legame tra contributi versati e rendite pensionistiche, ma ci vuole una nuovo giro di vite moralizzatore: i due pesi e le due misure non possono più essere accettati con l’emergenza-recessione che non molla la presa.
E tanti signori, come l’ex presidente dell’Inps, debbono togliere il disturbo e dimettersi. Hanno avuto veramente tanto: possono godersi, loro sì, l’età della pensione.
giancarlo.mazzuca@ilgiorno.net