Anche i cinesi devono imparare la convivenza
Ancora un rogo doloso nelle fabbriche dormitorio dei cinesi. Stavolta non ci è scappato il morto, ma è inutile far finta di niente: la situazione sta diventando sempre più drammatica in Toscana come nel resto d’Italia. È possibile che bisogna aspettare che si compia la tragedia per affrontare la situazione e capire che simili condizioni di vita non sono civili?
Anna Paoletti, ilgiorno.it
HANNO COMINCIATO ad emigrare tre decenni fa, oggi i cittadini dagli occhi a mandorla che vivono nel nostro Paese sono oltre 300mila e rappresentano l’8,1 per cento della popolazione straniera complessiva, con una forza imprenditoriale diventata notevole negli anni. Sono, infatti, più di 43mila le società con titolare cinese e il loro ritmo di crescita non accenna a fermarsi. Dunque non solo poveri lavoratori sfruttati notte e giorno nella fabbrica lager, ma imprenditori che s’impongono sul mercato. Chi trova lavoro nelle industrie però è spesso trattato come uno schiavo e costretto a lavorare in condizioni disumane. Ecco perché per inserirsi nel nostro Paese sono indispensabili, anche per i cinesi, due requisiti essenziali: il rispetto e l’integrazione con la cultura e la lingua locale. Se una nuova comunità non si adatta a questi presupposti, esiste il rischio che la stessa si chiuda in se stessa e diventi un ghetto.
laura.fasano@ilgiorno.net