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Lo strano intreccio tra questione morale e legge elettorale

Pur avendo Matteo Renzi annunciato da qui a maggio tre grandi e complesse riforme (lavoro, pubblica amministrazione e fisco), il dibattito politico ruota attorno al caso Gentile e alla modifica della legge elettorale. Questioni distinte, ma non  scollegate. Quando il Nuovo centrodestra di Alfano ha deciso di indicare come sottosegretario il calabrese Antonio Gentile, né Renzi né il suo staff obiettarono alcunché. Eppure, ‘il Giornale’ aveva già denunciato il presunto intervento censorio del senatore alfaniano su un un quotidiano locale intenzionato a pubblicare la notizia di un’indagine giudiziaria ai danni del figlio. A nomina avvenuta, su Gentile si sono appuntate le critiche dei media, alimentate dalle grida di scandalo levate dagli antirenziani del Pd e da diversi berlusconiani. Ma Renzi ha taciuto. E in molti hanno notato l’incongruenza tra quel silenzio e, ad esempio, le sue recenti uscite in favore delle dimissioni del ministro Cancellieri. Renzi ha taciuto perché ha bisogno dei voti alfaniani in Senato, ma ora che Gentile è stato indotto alle dimissioni ha uno scalpo da esibire all’opinione pubblica e un debito da onorare con l’alleato di governo. Il quale conta di passare all’incasso sulla legge elettorale.  Ad Alfano, Renzi ha infatti promesso che il nuovo sistema di voto non sarebbe entrato in vigore prima della riforma del Senato (dunque, niente elezioni per almeno un anno); a Berlusconi ha promesso il contrario. Trovare un punto di equilibrio tra posizioni così divergenti è la scommessa di queste ore. E che le difficoltà stiano montando lo segnalano le resistenze crescenti di molti parlamentari del Pd a portare a termine la riforma nei tempi e nei modi cari al segretario e i dubbi di merito avanzati dal professor D’Alimonte, che pure sul tema ha svolto il ruolo di consigliere del Principe. Come ci ricorda il caso Gentile, è molto difficile che Renzi possa tradire l’impegno assunto con Alfano. Difficilmente, dunque, la legge elettorale vedrà la luce e sarà utilizzabile entro il 15 aprile, termine ultimo per abinare   le politiche alle europee di fine maggio. Ci si aspetta ora che, con analoga foga moralizzatrice, chi nel Pd chiedeva la testa di Antonio Gentile esiga anche quella di Francesca Barracciu, indagata per peculato, perciò non candidata a governatore della Sardegna, eppure nominata sottosegretario ai Beni culturali. Ci si aspetta che Renzi, per par condicio, la inviti alle dimissioni.