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Tra il dire e il fare

Tra azzardo e decisionismo, con gli annunci di mercoledì Matteo Renzi ha segnato un punto. A partire dal taglio dell’Irpef, ha annunciato provvedimento popolari e trattandosi anche di provvedimenti «di sinistra» (le tasse sulle rendite finanziarie, il salario minimo, lo smantellamento della riforma Fornero…) ha fatto ammutolire Cgil e opposizione interna. In apparenza, dunque, il governo ha di fronte a sè una strada spianata. Ma il governo non è il parlamento e, come si è visto col travagliato parto della riforma elettorale alla Camera, in parlamento il decisionismo renziano dovrà fare i conti con ovvie esigenze di mediazione politica. E c’è da credere che al Senato sulla legge elettorale la minoranza del Pd ritroverà la voce perduta. Ma questo è niente rispetto alle resistenze tecnocratiche. Quelle interne, ad esempio, che tra tecnici del Tesoro e Ragioneria generale dello Stato hanno già impedito al premier di varare il taglio dell’Irpef in aprile. Renzi conta di domarle, ma non sarà facile. Come non sarà facile rendere più ‘politica’ e più vicina a palazzo Chigi la Ragioneria. E’ uno dei progetti del premier, forse ignaro del fatto che persino un uomo di Bankitalia come il ragioniere generale dello Stato Daniele Franco fatica a farsi obbedire dai vertici della struttura che formalmente comanda. Figurarsi in che considerazione possono tenere un giovane politico… Ma il vero ostacolo sono le tecnocrazie europee. Lo si è visto ieri: il premier italiano non aveva fatto in tempo ad annunciare le sue riforme, che per una sciagurata ma emblematica coincidenza la Bce l’ha subito richiamato all’ordine. Cioè al rispetto degli impegni sul deficit pubblico. E così ha fatto anche la Commissione. Considerando che alcune delle coperture alle riforme annunciate da Renzi presupongo deroghe europee (ad esempio: i frutti della spending review che il governo intende utilizzare per ridurre l’Irpef andrebbero destinati all’abbattimento del deficit strutturale) si tratta di una partita decisiva e con immediate ricadute politiche domestiche. L’incontro di domani col presidente francese Hollande servirà a Renzi per far blocco con la Francia in vista del faccia a faccia di lunedì con la Merkel. Il premier spera che il timore di un trionfo dei partiti antieuropeisti alle elezioni di maggio spinga la Germania, e dunque le istituzioni dell’Ue, ad alleggerire il rigore imposto agli stati membri.