O’ fenomeno pare normale
SAMUELE PAPI sta per tagliare un traguardo che nel volley non ha precedenti né paragoni: domani giocherà la sua settecentesima partita in serie A. 700, avete letto bene. E’ un po’ il Del Piero del nostro volley, anche se dagli inizi a Falconara all’attuale maglia di Piacenza ne ha messe anche altre due, quelle di Cuneo e Treviso, a differenza dell’ex capitano della Juventus.
Samuele Papi detto O’ fenomeno ha quasi 41 anni, e domenica scorsa ha vinto in campo, da protagonista e non per diritto d’anzianità, la Coppa Italia con la sua Copra, la sesta per lui. Lo ha fatto regalando alcune perle delle sue, tra cui un attacco di sinistro su un’alzata sballata che ha fatto spellare le mani a tutti i presenti al PalaDozza, compresi i tifosi avversari. Purtroppo per la mia carta d’identità e per la mia schiena, ho assistito alle prime partite di Samuele Papi e le ho commentate perché era già il mio lavoro. La prima volta che l’ho visto era proprio in Coppa Italia, credo che Falconara abbia vinto a Modena in un turno preliminare, stagione 1990-91. Non sono sicuro del risultato, ma ricordo benissimo un ragazzino con la faccia tosta di un marpione, che l’allenatore-allevatore dei marchigiani Marco Paolini inseriva per battere in salto e fare il giro di seconda linea. Guardando la scheda biografica, mi accorsi subito di una cosa che mi ha reso impossibile, poi, dimenticarmi la sua data di nascita: 20 maggio 1973, la stessa di mio fratello, e non mi piace scrivere carrambate, ma è solo per farvi capire quale sia l’altro motivo che mi fa nutrire affetto nei confronti del campione marchigiano.
IN REALTA’ credo che tutti noi dovremmo dire un grande grazie, a Samuele Papi, per un altro motivo. Perché la sua storia sportiva, ma anche umana, è un esempio e una speranza per tutti noi ‘normali’. Non è normale il talento che si è ritrovato in dote, certo. Ma con il fisico che aveva, poteva essere destinato a un ruolo da comprimario, in una pallavolo che già ai suoi tempi cominciava a pretendere schiacciatori di due metri. Eppure lui non solo ha saputo arrivare ai massimi livelli, sfruttando solo all’inizio un’elevazione straordinaria: ci è rimasto con una continuità impressionante, ancor di più se si pensa che a 40 anni in campo sono arrivati degli alzatori, che non devono saltare tutte le volte come fa uno schiacciatore. Io credo che sarebbe sbagliato attribuire solo ai doni di madre natura i meriti per una carriera così luminosa. Perché adesso Papi non è più la cavalletta degli inizi di carriera, eppure riesce ancora ad essere decisivo. Secondo me i meriti dell’uomo, che peraltro non si è mai segnalato in 24 anni per una reazione sguaiata o per aver perso il controllo, sono di gran lunga maggiori di quelli della genetica. E credo che, nel nostro piccolo, tutti noi ‘normali’ gli dobbiamo dire grazie, perché con la sua tenacia e con il lavoro quotidiano ha vinto anche per noi.