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Vietato abbronzarsi e mangiare crocchette

SO’ RAGAZZI, direbbero a Striscia la notizia. Ma i loro allenatori-educatori non possono pensarla allo stesso modo, dovendo affrontare le conseguenze delle marachelle dei giocatori. Lo sa bene Giuseppe Vinci, allenatore di origini milanesi trapiantato da anni negli Stati Uniti, dove lavora per la Brigham Young University. C’è anche lui tra i protagonisti di una storia che sembra tratta dalla serie di film ‘American Pie‘, anche se Vinci ha un ruolo marginale. E’ la storia dei divieti, più o meno tassativi, che i ragazzi di BYU si sono andati a cercare, comportandosi…da ragazzi.

Racconta il sito del giornale universitario di Brigham Young che i ‘veti’ al momento riguardano quattro punti precisi: i giocatori della squadra guidata da Chris McGown devono stare molto attenti ad abbronzarsi, hanno dei limiti sullo shopping, devono contenersi nel mangiare un dolce di riso giapponese chiamato Mochi, e anche con le ‘nuggets’ di McDonald. Secondo il racconto di Sarah Bellard su ‘The Digital Universe‘, gli stessi giocatori avrebbero raccontato la nascita della lista chiamata ‘Le cose proibite‘, creata dopo quello che è successo nelle ultime due stagioni. In realtà, si tratta di raccomandazioni con le quali gli allenatori cercano di educare i ragazzi alla responsabilità. L’anno scorso, quando BYU giocava alle Hawaii (dove per combinazione si trova proprio in questi giorni), il primo episodio, raccontato dallo schiacciatore Phil Fuchs: “Abbiamo giocato a Monopoli in piscina per oltre due ore, e ci siamo scottati al sole. Andiamo a giocare la partita, e Tyler Heap ed Andrew Heap erano ustionati, io ero un po’ scottato, e Michael Hatch aveva un arrossamento su una gamba, che poteva essere coperto dai pantaloncini. A un certo punto un avversario nota le condizioni di Tyler e urla: è ustionato! Tutto il palazzetto ha iniziato a chiamarci aragoste”. Il coach non l’ha presa bene: da allora, la promessa-minaccia a chi si fosse scottato con il sole è quella di essere rispedito a casa. Ma non è più successo nulla di simile.

E’ SUCCESSO invece che nello stesso giorno della scottatura generale un altro giocatore, lo schiacciatore Josue Rivera, abbia mangiato sette scatole di Mochi, un dolce di riso di origine giapponese. “Fu un grande giorno, quello”, racconta Rivera. Meno entusiasta la descrizione del coach McGown: “Ci eravamo fermati in un negozio Trader Joe’s, lungo la strada, e avevano questi mochi con palline di gelato. Josue ne mangiò scatole intere, e non giocò molto bene”. Fine del mochi per tutta la squadra, Rivera poi aveva già fatto in modo di far arrivare una Oreo Pie, una torta con tre strati di cioccolato, nella camera che divideva con il compagno Futi: “Io non dovevo giocare _ dice ancora Rivera _, ma ci mangiammo tutta la torta, con Futi. Lui poi giocò benissimo, quindi chiesi al coach se potevamo avere il dolce prima di ogni partita. Il coach non gradì”.

IL TERZO limite riguarda lo shopping, dopo che un giocatore cercò di evadere dalla sua camera per andare al Mall, un’ora e mezza prima della partita, l’anno scorso. Infine, le pepite di pollo di McDonald’s. Stavolta il protagonista è l’opposto Carson Heninger: “Un giorno volevo mangiare qualche nugget dopo l’allenamento. Il mio compagno Hamilton, che è buono, venne con me da McDonald’s. Era il periodo delle Olimpiadi, c’era un’offerta per le famiglie che permetteva di portare a casa 40 crocchette di pollo con nove dollari”. Carson compra 40 nuggets, e altre 20 per il compagno Hamilton. “Mentre stiamo mangiando arriva Giuseppe (Vinci, ndr), ci vede e lo dice al coach”. In realtà, Vinci gli ha detto che non poteva mangiare così dopo l’allenamento, e lo staff tecnico ne ha parlato il giorno dopo. Da quel giorno le crocchette non sono state ufficialmente vietate, ma quell’exploit ha fruttato alla squadra un pranzo in cui si è parlato di abitudini alimentari.