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Il “candore” di Renzi sui servizi segreti

Che nei circa 90 paesi dove opera l’Eni sia una sorta di succursale, o di casa madre, dei servizi segreti italiani lo sanno tutti. Ma nessun uomo di governo aveva mai osato dirlo. Il primo è stato Matteo Renzi. Giovedì sera, il premier era ospite della Gruber su La7, e per chiarire di cosa si parla quando si parla di Eni ha detto: «E’ un pezzo fondamentale della politica energetica italiana, della politica estera e di intelligence». Temendo che la parola «intelligence» risultasse oscura ai più, si è poi sentito in dovere di precisare: «Quando dico intelligence dico servizi segreti». Il capo dei deputati di FI, Brunetta, è inorridito per «la gaffe», perdendo di conseguenza il controllo degli aggettivi: «inqualificabile», «pericolosa», «sconcertante», «inaudito», «abberrante»… Così anche il coordinatore di FdI, Crosetto, timoroso che qualche concorrente straniero dell’Eni possa usare le parole del premier italiano per «bloccare contratti o gare». Molti ritengono che Renzi abbia voluto lanciare un messaggio oblicuo. Più probabile che, con lo stile di un Candide, abbia semplicemente detto quel che vedeva, e che altri sussurrano: ohibò, il re è nudo…