Lo sguardo degli indifesi
SOMIGLIA tantissimo alla storia di Jack Sintini, l’alzatore campione d’Italia con Trento che è tornato a giocare dopo aver sconfitto il cancro. Questa è la storia di Natalie Leger, che ha appena compiuto 19 anni (il 9 aprile) e ha già superato una prova che a tante persone, per fortuna, non capita in tutta una vita.
Natalie gioca per l’università George Washington, a Washington. E’ una specialista della difesa, ma soprattutto è un esempio per tutte le compagne, come racconta Sean Hurd sul sito AllVolleyball. Natalie è un esempio perché ha sconfitto il linfoma di Hodgkin, e per come si comporta adesso dentro e fuori dal campo. Esattamente come Jack Sintini, che dopo aver sconfitto la malattia, si è fatto testimonial vivente della forza di resistere e reagire.
Nel gennaio del 2012, Natalie stava giocando per una squadra in Pennsylvania, quando ha sentito dei forti dolori al petto. I medici pensavano a una frattura da stress, alla fine hanno trovato una ‘ampia massa formata da una serie di piccoli tumori‘. Per fortuna, di un tipo guaribile, come si capisce dalle parole della stessa Leger: “Se proprio devi prendere un tipo di cancro, il linfoma di Hodgkin è quello che vorresti”.
Anche se poi ti costringe, come nel caso di Natalie, a quattro mesi di chemioterapia, con quattro cicli di tre settimane l’uno e sedute anche di dodici ore. Le cadevano i capelli, e lei ci rimaneva male nel vedere lo sguardo degli altri: “Non se ne accorgono, di come ti guardano: è come se fossero dispiaciuti per te _ racconta _ onestamente è una delle cose peggiori, perché si vede che sono indifesi, soprattutto perché non possono fare niente per te”. Capito? Indifesi. Gli altri, non lei.
Una volta guarita, Natalie ha cercato di tornare alla sua passione, il volley. Ed è stata ovviamente felice quando ha saputo di essere stata presa alla George Washington, dopo che l’aiuto allenatore Brian Gerwig aveva notato il modo in cui giocava e ne aveva parlato alla head coach Amanda Ault: “Non so che cosa abbia questa ragazza, non riesco a spiegarlo, ma è davvero speciale”, aveva detto Gerwig alla Ault, per convincerla. L’avrebbero scoperto dopo, durante un esercizio di teambuilding che Natalie ha scelto per aprirsi alle sue nuove compagne: “Ho raccontato loro tutta la storia, erano choccate, ma hanno capito perché lavoro così duro in ogni allenamento, anche nei giorni di riposo, e come mai non sarò mai una persona che si arrenderà, e perché ci sarò sempre per loro. Perché è questo che la gente ha fatto per me, quando ero nel mio momento peggiore”. La gente dagli sguardi indifesi.