Primo maggio lo specchio della nostra ipocrisia
MA E’ MAI possibile che oggi la Festa del Primo maggio si sia ridotta ad uno sterile dibattito sull’opportunità o meno di tenere aperti i supermercati, con conseguente inutile dibattito fra i fautori e i contrari? Un tempo questa ricorrenza era molto sentita. Oggi un’unica grande manifestazione unitaria esaurisce il momento politico, mentre il concerto rock a Roma sembra aderire perfettamente allo spirito di solo divertimento.
Lettera firmata, Brescia
CI SI DOMANDA in realtà: «Ha ancora senso festeggiarlo?». La nostra non intende essere una provocazione, ma una riflessione sull’opportunità della festa in un periodo caratterizzato da così tante contraddizioni. Inutile nasconderlo, negli ultimi 20-30 anni siamo profondamente cambiati. Siamo cambiati in peggio. Siamo cambiati, soprattutto, nel rapportarci verso i nostri simili quando hanno bisogno di aiuto e verso chi sta peggio perché ha perso il lavoro. La crisi ci ha in qualche modo abbruttiti. Quando c’è l’abbiamo il lavoro non gli diamo eccessiva importanza, ma quando lo perdiamo comprendiamo la sua vitalità e solidarizziamo con chi non c’è l’ha. Insomma, il Primo maggio più che la Festa dei lavoratori rischia di essere lo specchio della nostra ipocrisia, uno sgarbo ai milioni di iper -precari e disoccupati condannati a non esistere.
laura.fasano@ilgiorno.net