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Solo i giudici potranno salvare Berlusconi

Da anni sosteniamo che il principale alleato di Silvio Berlusconi è la magistratura. Se non fosse stato per il ventennale conflitto con le toghe, infatti, la parabola politica del Cavaliere di sarebbe probabilmente già esaurita: niente «toghe rosse», niente forzature giudiziarie, niente vittimismo, niente alibi. Ieri ne abbiamo avuto l’ennesima conferma. Par di vederlo, recluso ad Arcore, il Berlusconi intento a fregarsi le mani di fronte all’ipotesi che il Tribunale di sorveglianza di Milano gli revochi i benefici dell’affidamento in prova ai servizi sociali. Sarebbe una manna. Finirebbe ai domiciliari, o ancor peggio in carcere, ma ritroverebbe all’istante la sintonia con quegli oltre sei milioni di elettori delusi che hanno smesso di votarlo. E che di fronte a un’enormità del genere tornerebbero, si presume per l’ultima volta, a far la croce sul simbolo di Forza Italia nel giorno delle elezioni. Il sillogismo togato è ormai noto: l’affidamento ai servizi sociali serve a «riducare» il reo Berlusconi, la rieducazione è incompatibile con «dichiarazioni offensive di spregio nei confronti della magistratura», se Berlusconi offende vuol dire che non è rieducato né rieducabile dunque non merita i servizi sociali. Così hanno scritto i giudici di sorveglianza, e la loro tesi nasconde una doppia assurdità. E’ assurdo pensare che un uomo di 77 anni si «rieduchi» per il semplice fatto di trascorrere una manciata di ore assieme a qualche vecchietto malandato in una casa di cura. E’ assurdo impedire a un cittadino di criticare la sentenza che l’ha condannato. O meglio: non sarebbe assurdo se vivessimo in uno Stato etico. Ma poiché viviamo in uno Stato di diritto, professarsi «innocente» e dire, come ha fatto Berlusconi a ‘Piazzapulita’, che l’idea di rieducarlo è «ridicola» rientra in quella «libertà di manifestazione del pensiero» tutelata dall’articolo 21 della Costituzione. Quella Costituzione da molti ritenuta «la più bella del mondo». Berlusconi è stato condannato per frode fiscale e logica vorrebbe che i benefici della pena alternativa fossero legati all’eventuale reiterazione del reato. Non certo all’espressione di opinioni personali, per quanto urticanti. Il leader di FI ha solo un modo per scongiurare il sorpasso elettorale da parte di Beppe Grillo: finire imbavagliato ad Arcore o ancor meglio in galera. Chissà che i suoi alleati in toga non gli diano, ancora una volta, una mano.