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Se una pubblicità abbatte i pregiudizi

PENSATA per il mercato delle Filippine, la nuova campagna di Pantene – il noto brand di prodotti per capelli – sta facendo molto parlare di sé anche nel resto del mondo. Andato in onda per la prima volta all’inizio di novembre, lo spot è diventato virale, valicando i confini nazionali e facendo una riflessione sulle ineguaglianze tra uomini e donne. Ma è possibile affidare un argomento così serio ad una pubblicità?
Elisabetta Negri, Milano

SI TRATTA di 60 secondi studiati per denunciare e abbattere i comportamenti e gli stereotipi sessisti sul posto di lavoro. Sessanta secondi per rompere il gioco dei “due pesi e due misure” che viene usato a seconda che si parli di uomini o di donne. Perché mentre un uomo che ha un atteggiamento risoluto in ufficio è un “capo”, una donna è vista come una “prepotente” (e anche chi scrive sa che è così). Quando parlano a un uditorio gli uomini sono “convincenti”, mentre le donne sono “invadenti”. Se un ragazzo lavora fino a tardi, è “dedicato”, una donna è “egoista”. Un uomo che tiene al suo aspetto è “curato”, una donna è “vanitosa”. Lo spot si conclude con un primo piano di una donna e un monito: «Non lasciare che le etichette ti imprigionino. Sii forte e splendi». E poco importa – aggiungiamo noi – che si debba usare un determinato shampoo. L’importante è che il messaggio passi.

laura.fasano@ilgiorno.net