Non è più tempo di risparmi. Ben vengano i ponti
Ci avete fatto caso: tutti lì a lamentarsi, tutti a dire che la crisi ci ha ridotto metaforicamente in mutande e poi appena abbiamo la possibilità di fuggire lontano da casa (e soprattutto dal lavoro) lo facciamo ben volentieri sommando una festività ad un ponte. Ma che Paese è mai questo che, pur scivolato agli ultimi posti nelle classifiche economiche europee, si può permettere di non lavorare come è avvenuto in questi ultimi 20 giorni?
Lettera firmata, Milano
ORA CHE, da ieri, le città hanno ritrovato il loro (caotico) aspetto consueto, lo possiamo ben dire: sembra proprio che gli italiani, o per una sorta di cupio dissolvi nel quale sono precipitati o per una qualche forma di reazione allo sfascio raccontato dai giornali o fors’anche per sputare in faccia ai politici (in attesa di farlo nelle urne) stanno dando vita ad una sorta di pacifica forma di indignazione. Se proprio tutto deve andare in malora che almeno l’effimero, l’inessenziale, il voluttuario trionfino. Non è più tempo di risparmi? Ben vengano le vacanze che ci possiamo permettere, le diserzioni dal lavoro, l’acquisto inutile del più sofisticato dei gadget tecnologici. Prima ancora di registrare l’attuale debole ripresa, insomma, gli italiani, devoti al dio-ponte, hanno deciso di mandare al diavolo i sacrifici e di godersi la vita.
laura.fasano@ilgiorno.net