Samia che sognava la libertà
La Giunta del Comune di Milano ha deciso d’intitolare la pista d’atletica del Centro sportivo Carraro di viale dei Missaglia a Samia Yusuf Omar, l’atleta somala morta nel mar Mediterraneo il 2 aprile 2012, nel tentativo di raggiungere l’isola di Lampedusa. Di fronte alle tragedie che quasi quotidianamente si registrano nei nostri mari un bel segno. Perché il nostro Paese non è razzista.
Maria Teresa Corsini, Milano
SAMIA sognava di raggiungere l’Europa per potersi allenare in vista delle Olimpiadi di Londra, sfuggendo alle guerre e alle persecuzioni del suo Paese. Sin da bambina aveva corso tra le pallottole di Mogadiscio, contro i terroristi somali, tra le polverose strade di una città che profuma di un mare a cui non le era permesso accedere. La sua famiglia era estremamente povera, il suo migliore amico diventerà il suo primo allenatore. Malgrado le tante difficoltà Samia ci crede, vuole arrivare a Londra. L’epopea infinita e agghiacciante del suo viaggio, attraverso il Sahara fino alla Libia, si interromperà però su un barcone diretto in Italia: la ragazzina non sapeva nuotare, perché non le era permesso di andare al mare a Mogadiscio. Da quel tragico giorno la storia della giovanissima atleta ha cominciato a girare il mondo e a lasciare tracce. Oggi anche Milano giustamente le tributa il giusto riconoscimento.
laura.fasano@ilgiorno.net