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Quella faccia di Scajola

Amici e nemici, voci che si fanno coro: «Claudio è il migliore, ma ha un carattere di m…». Non uno che neghi il suo primato: «Forza Italia è esistita come partito solo quando l’ha coordinata lui». Non uno che neghi il suo limite: «Una sconfinata presunzione, un’arroganza illimitata». Claudio Scajola deve tutto alla propria formazione e tutto ha perso a causa della propria formazione. Formazione classica, genere «vecchia politica». Un’impostazione coerente con la condizione di figlio del fondatore della Dc ligure che ha avuto come madrina di battesimo la primogenita di Alcide De Gasperi e come padrino della cresima Paolo Emilio Taviani. Il quale molto si compiacque nel vederlo ben cresciuto: «Ha una magnifica tempra di killer», osservò.
Ecco, la tempra di killer, così come la durezza del carattere, quando la politica era ancora forte veniva considerata una qualità politiche. Qualità che portava ad aiutare sempre gli amici (Amedeo Matecena, ad esempio) e a marginalizzare i nemici senza in però assassinarli (Luigi Grillo, ad esempio). Logiche democristiane. Ma ora che la politica è debole, si richiede la simpatia e Claudio Scajola non è simpatico. E’ uno stakanovista, un decisionista, un organizzatore. Ma è antipatico ed arrogante. E per l’arroganza pagò pegno. Come ministro dell’Interno uscì politicamente indenne dal disastro del G8, ma dovette dimettersi per aver definito Marco Biagi, da poco assassinato dalle Br anche perché privato della scorta dal Viminale, «un rompicoglioni». Decisivo fu un sondaggio, allora impugnato da Fini: il 62% degli italiani lo voleva dimissionario. Un altro sondaggio nelle scorse settimane ha convinto Berlusconi a non candidarlo alle Europee. «Ci farebbe perdere voti», sentenziò il Capo. Ed è chiaro che per gli italiani ‘sondaggiati’ Scajola era quello della casa al Colosseo regalatagli a sua «insaputa». Altra rovinosa scivolata mediatica, ma non giudiziaria essendo stato poi assolto.
No, in effetti Caludio Scajola non è simpatico. E datato come la sua faccia anni Cinquanta, il suo doppiopetto, il suo stile da ras locale. Ras d’altri tempi, appunto. Tempi in cui Fanfani faceva curvare l’autostrada del Sole verso la natia Arezzo, sì che cinquant’anni dopo Scajola ordinò ad Alitalia di istituire la tratta Roma-Albenga di cui quand’era ministro figurava spesso come unico passeggero. Perché Albenga? Perché dista solo 34 chilometri da casa Scajola ad Imperia.
Logiche d’altri tempi. Tempi in cui le vacche pubbliche erano grasse e la politica forte. Ma ora che le casse dello Stato sono vuote e svuotata è la politica, non restano che la simpatia e le mani pulite. Il bello è che, pur avendo la faccia e il carattere che ha, pulite sono anche le mani di Scajola. Almeno finora. Nell’83 si fece 70 giorni di carcere e fu poi prosciolto con scuse pubbliche del pm Davigo. E’ poi finito in diverse altre inchieste e con quella di ieri ha subito quattro perquisizioni domiciliari. Mai stato condannato, però: sempre assolto, o prosciolto o archiviato. Raccontano stesse lavorando alla stesura di un libro sulle proprie traversie giudiziarie. Credeva d’essere alla fine, un nuovo capitolo si è imposto.