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I sindacati comandano ancora

Così, a prima vista, Matteo Renzi potrebbe sembrare un generale senza esercito. Mentre infatti il premier ribalta il tavolo della concertazione e dichiara guerra alla Cgil indicandola come uno dei principali freni allo sviluppo del Paese, i suoi ministri sembrano continuare a trattare il sindacato secondo logiche antiche. Emblematico il caso dei Beni culturali. Nel quadro della ‘Notte europea dei musei’, sabato prossimo esposizioni permanenti, pinacoteche, gallerie e siti archeologici rimarranno aperti più a lungo del previsto. Non il Colosseo, però. Un accordo sindacale prevede infatti che un terzo del personale chiamato a lavorare il 17 debba essere interno e che il personale interno è libero di aderire o meno all’appello governativo. A suo buon cuore. Lo Stato, infatti, non ha il potere di sostituire i «volontari» mancanti con personale di altre amministrazioni. Risultato, mancano 5 custodi: il Colosseo rimarrà chiuso. Ed essendo il Colosseo non un monumento qualsiasi ma il simbolo della romanità e il sito turistico italiano più famoso del mondo, questo piccolo fatto assume un valore emblematico e certifica la perdurante ingovernabilità italiana. La certifica, perché l’accordo capestro in questione non è stato siglato un’era politica fa, quando la «concertazione» era un valore intangibile e il sindacato un tutt’uno con la sinistra di governo. L’accordo è stato siglato lo scorso 7 maggio e al tavolo con i sindacati c’era il direttore generale del ministero guidato da Dario Franceschini. Un ministro del governo Renzi. Appare dunque chiaro che, dopo decenni di prassi consolidate e diritti acquisiti, trasformare la retorica renziana in linea politica vincolante per tutti, ministri e alti burocrati ministeriali, non è così facile come lo stesso Renzi forse credeva.