I sondaggi e la realtà
Se la curiosità dei telespettatori corrispondesse alle intenzioni di voto, non ci sarebbe partita: Beppe Grillo stravincerebbe le europee. Lo share di ‘Porta a porta’, infatti, ha sfiorato il 24%; sei punti percentuali in più dell’ultiva puntata in cui ospite era Matteo Renzi. Poi, certo, il fatto che per Grillo fosse la ‘prima volta’ ha richiamato l’attenzione del grande pubblico e al successo mediatico della serata ha senz’altro contribuito l’evidente sintonia tra due collaudate volpi del palcoscenico. «Due vecchi professionisti», ha precisato il padrone di casa parlando di sè e dell’ospite. Ma tra i ranghi renziani anche questo ha contribuito ad alimentare un dubbio angosciante. E il dubbio è: ci si può fidare dei sondaggi? Perché, anche se la legge vieta di parlarne, i sondaggi ci sono e sono tutto sommato confortanti per il presidente del Consiglio. Ma avendo ormai da tempo perso la capacità di intercettare gli umori della gente sul territorio, mai come oggi il Pd è appeso ai report degli istituti di rilevazione. Gli stessi report che lo scorso anno, a ridosso delle politiche, sottovalutarono largamente le potenzialità del movimento grillino. E quanto renderà, poi, l’exploit mediatico in terra grossomodo berlusconiana? Quanti telespettatori di ‘Porta a Porta’, anagraficamente e politicamente lontani dal tradizionale target elettorale pentastellato, si sono lasciati sedurre dai modi e dalle tesi dell’ex comico genovese? Non basta. Da alcuni giorni a questa parte Matteo Renzi sembra aver perso l’iniziativa. Tra inchieste giudiziarie e dati economici, per il governo il contesto è senz’altro peggiorato e il premier fatica a distinguersi dai suoi competitori. Da uno soprattutto. Prima era Grillo ad inseguire (mediaticamente) Renzi, ora sembra essere Renzi ad inseguire Grillo. E l’esperienza insegna che la tendenza degli ultimi giorni risulta esasperata dal risultato finale. Questi ultimi tre giorni di campagna elettorale saranno dunque decisivi. Nel Pd, infatti, sia gli amici sia i nemici del segretario dicono che Renzi potrà stare tranquillo solo se il partito supererà largamente il 30% lasciando tra sè e il M5s almeno 5 punti percentuali. Se il distacco sarà minimo, la minoranza immagina che Renzi finirà sotto la propria tutela. Se ci sarà il sorpasso, essendo andato al governo senza passare dalle urne, il premier dovrà quantomeno ragionare sull’opportunità di legittimarsi attraverso un voto popolare.