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Il caso Stamina fra medici e magistrati

Continua il braccio di ferro tra medici e magistratura rispetto al discusso metodo messo a punto da Davide Vannoni: la situazione è al momento di stallo, con le infusioni sospese a seguito della decisione dei medici bresciani di non praticarle in attesa che il comitato scientifico nominato dal ministero della Salute si pronunci sul trattamento stesso. Una brutta vicenda, con i malati che ne fanno le spese.
Andrea Cavallari, Brescia

UNA BRUTTA STORIA che quasi ogni giorno registra un nuovo imbarazzante capitolo: ora sono i medici che si schierano contro i tribunali che impongono la somministrazione del trattamento Stamina. Lo fa, per esempio, il presidente dell’Ordine di Brescia che prende le distanze dall’ordinanza del tribunale di Pesaro che ha ordinato di individuare medici che pratichino le infusioni con cellule staminali ai pazienti in trattamento con il protocollo contestato. Chiaro il riferimento all’articolo 4 del nuovo Codice, laddove si afferma che «l’esercizio professionale del medico è fondato sui principi di libertà, indipendenza, autonomia e responsabilità». Il medico, insomma, ispira la propria attività professionale ai principi e alle regole della deontologia professionale senza sottostare a interessi, imposizioni o condizionamenti di qualsiasi natura. Siamo certi che nella vicenda Stamina sia andata proprio così?
laura.fasano@ilgiorno.net