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Happy Days trionferà

Cala su Roma dalle pendici del Gianicolo, riecheggia tra gli attici di Monteverde Vecchio l’urlo di dolore di Nanni Moretti… E’ da tempo che alla Festa dell’Unità non basta più chiamarsi Festa dell’Unità. Ogni anno si cerca un titolo «simpatico», sempre più simpatico, un titolo e un’immagine su cui possa appuntarsi l’attenzione del passante che non è più militante ma che magari un salto alla Festa lo farà e qualche euro forse spenderà. Quest’anno, a Roma, il titolo, ovviamente preceduto dall’hashtag senza il quale tutto è considerato ormai irrimediabilmente ‘vecchio’, sarà: #happydays. A scanso di equivoci, la foto è proprio quella del mitico Arthur Fonzarelli detto Fonzie, col giubbotto di pelle aperto sulla maglietta bianca e il pollice della mano destra alzato nell’inconfondibile segno che nella serie tivù americana di cui si celebra il quarantennale faceva di lui ‘il migliore’. Ma non in senso togliattiano: semplicemente, il più figo. La foto è tronca, il volto non compare. Ma è al volto di Matteo Renzi che penserà il passante, memore di quando l’allora aspirante leader del Pd posò in posa fonziana per il settimanale berlusconiano ‘Chi’.
C’è dell’ironia, ovviamente. Ma c’è anche altro. C’è che si è chiuso un ciclo storico, perché ora, con Renzi, lo spirito iconoclasta di Paolo Villaggio che in barba alla retorica sinistra dei cineforum definì la ‘Corazzata Potemkin’ «una cagata pazzesca», s’è fatto elemento distintivo del maggior partito della sinistra nazionale. Trionfa ora, per usare un’espressione antica, la ‘cultura bassa’. Quella televisiva. Quella che faceva inorridire Nanni Moretti. Era il 1998 quando, nel film ‘Aprile’, il regista-moralista pronunciò una frase apodittica. Eccola: «Io me li ricordo negli anni Settanta, alla Fgci, i giovani comunisti romani stavano tutti i pomeriggi davanti al televisore a vedere Happy Days, Fonzie… Questa è la loro formazione politica, culturale e morale». Significa che Renzi non ha inventato nulla. Semplicemente, al pari di Fantozzi, ha rotto un tabù consentendo ai «giovani comunisti» di allora (che sono poi i vecchi democratici di oggi) di poter finalmente definire una «cagata» il film di Ejzenštejn e «una figata» Happy Days. Renzi, dunque, ha superato Veltroni, che con orrore della vecchia guardia comunista allegò all’Unità le figurine Panini e i film di Alvaro Vitali. Era anche a lui che Moretti pensava quando svelava i segreti altari dei giovani figiciotti. Parole che stizzirono lo stesso Fonzie. Il quale, di passaggio a Roma, ci tenne a dire d’essere di sinistra come di sinistra era la retorica pacifista e pro diritti umani dei giovani americani anni Cinquanta raccontati in Happy Days. Seguì dibattito: «Stai con Fonzie o con Moretti?». Per non sbagliare, Michele Serra scrisse che stava con entrambi. Oggi, sedici anni dopo, scriverà forse che sta con Renzi. E dalle pendici del Gianicolo calerà su Roma l’urlo di dolore di Nanni Moretti. Un urlo definitivo.