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Sudan, torna libera Meriam: annullata la condanna a morte

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LIBERA e al sicuro in una casa segreta, dopo che lei e la sua famiglia sono state subissate di minacce di morte. La notizia viene dall’avvocato Mohamed Mostafa, uno dei suoi legali. Una corte d’appello di Khartoum ha assolto Meriam Yahya Ibrahim Ishag, 27 anni, madre di due bimbetti, condannata a 100 frustate per adulterio e all’impiccagione perché non aveva voluto saperne di rinnegare la fede cristiana ortodossa nella quale l’aveva cresciuta la madre. Il padre, musulmano, aveva abbandonato la compagna e la figlia quando Meriam aveva appena 6 mesi. Ma la legge coranica, la sharia, nella sua interpretazione più tradizionalista prevede la pena di morte.

LA FEDE musulmana Meriam l’avrebbe ereditata, automaticamente, dal padre. E avrebbe anche commesso un adulterio sposando nel 2011 Daniel Wani, cristiano e originario del Sud Sudan, riparato Stati Uniti nel 1998. Nel 2011 Daniel era tornato in patria e aveva impalmato Meriam. In febbraio la donna è stata rinchiusa nel carcere di Omdurman assieme al figlio Martin, appena 18 mesi. In una cella del penitenziario è nata in maggio Maya. Anche durante il parto alla madre non sono state tolte le manette. Un tribunale di primo grado ha decretato che il suo matrimonio del 2011 non era valido e che Mariam aveva commesso un adulterio con il padre dei suoi 2 figli. Lo stesso verdetto le ha concesso 3 giorni per rinnegare la sua fede cristiana. Meriam non ha voluto piegarsi.

L’ASSOCIAZIONE Italians for Darfur ha chiamato in causa la Commissione sudanese per i diritti umani. La Costituzione sancisce infatti la «libertà di culto per tutti i cittadini». Ieri però per Meriam è cominciata una vita da clandestina. Il fratello ha già detto che se non si converte all’Islam
«dovrà morire». Anche per mano sua, teme Safwan Abu Baker, attivista del gruppo Hardwired. «Il governo – chiede Abu Baker – la protegga e l’ambasciata americana in Sudan dovrà escogitare un modo per portarla negli Usa». Il marito Daniel Wani infatti è cittadino statunitense dal 2005.