Se la scuola non è più ascensore sociale
«Pensa a studiare e a conseguire una laurea, che dopo troverai un lavoro». Ai miei tempi (ho ormai superato la sessantina) questi erano i discorsi che si sentivano in casa. Studiare equivaleva infatti non solo a trovare un’occupazione a tempo indeterminato, ma anche a risalire la scala sociale. L’avvocato o l’ingegnere avevano più prestigio di un impiegato. Adesso, tutto viene messo in discussione… Poveri ragazzi… Lettera firmata, Bergamo
PARE SIA effettivamente così, se è vero, come ci attesta il Censis con la sua tradizionale ricerca, che la scuola è percepita non solo come incapace di attivare un ascensore sociale, ma addirittura come inutile. E i numeri, impietosi, lo confermano: solo il 16,4% di chi ha studiato ha fatto un salto di qualità rispetto alla condizione della sua famiglia, mentre il 29,5% è addirittura sceso al di sotto di quel livello. Anzi, ad ascoltare gli esperti meno hai studiato più hai possibilità di lavorare. E i ragazzi, bloccati dalla crisi e frustrati nelle loro aspettative, non credono più alla scuola, e al sapere in generale, come investimento, quindi si iscrivono sempre meno e abbandonano sempre di più. Un fenomeno negativo e preoccupante, a cui è difficile ribattere. Oggi, come in tutti i momenti di estrema debolezza, a sopravvivere sono solo i più forti, culturalmente ed economicamente.
laura.fasano@ilgiorno.net