Perché non si parla di occupazione al femminile?
Da una parte i giornali che in questi ultimi giorni segnalano come, anche grazie alla legge che impone un numero ben preciso di donne all’interno dei consigli di amministrazione delle aziende, il potere delle stesse stia pian piano crescendo con risultati soddisfacenti per tutti, dall’altro il dato fornito dalla disoccupazione che vede in prima fila proprio le donne. C’è qualcosa che non torna.
Maria G., Milano
LA CONTRADDIZIONE è solo apparente e facilmente spiegabile. Da una parte ci sono donne spesso all’apice della propria carriera che, dopo anni di lavoro e impegno, vedono (finalmente) riconosciuto il proprio valore con un posto nei consigli d’amministrazione o ai vertice delle aziende. Dall’altra ci sono giovani laureate o solo diplomate che per la prima volta s’affacciano al mondo del lavoro e puntualmente trovano solo porte in faccia. Nell’Italia del 2014 però non possiamo più permetterci di sprecare la potenzialità di cui sono portatrici le signore. «Il fattore D» (e non lo diciamo noi, ma il presidente della Bce Mario Draghi) è decisivo nella crescita di un Paese perché il lavoro delle donne genera altro lavoro. Oggi, giustamente, si fanno cortei contro la mercificazione del corpo femminile, si scrivono fiumi di parole sugli insulti sessisti, ma questioni fondamentali come occupazione femminile e retribuzione finiscono fuori dai radar. Anche quelli del governo.
laura.fasano@ilgiorno.net