Dal Kentucky alla Cina, scomodi per scelta
LA TRASFERTA della squadra di pallavolo dell’Università del Kentucky in Cina non sarebbe molto diversa dai tanti viaggi all’estero per giocare tornei sportivi e conoscere realtà diverse che ormai da tanti anni fanno anche le squadre di tutti i livelli e di tutta Italia. Quando facevo la quinta elementare, andammo a giocare un torneo di calcio in un sobborgo di Parigi, Villepinte, ed eravamo quasi dei pionieri (parliamo del 1979, purtroppo per il sottoscritto): oggi, per fortuna, i nostri ragazzi possono partecipare ad iniziative del genere con relativa facilità, basta che i genitori paghino…
Al limite, poteva essere notevole la scelta della meta: due settimane in Cina, partendo dal Kentucky, sono una bella avventura. Le Wildcats, come racconta il sito dell’università qui , hanno visitato cinque città, giocato sette partite contro squadre professionistiche cinesi ed effettuato visite culturali importanti, completando in oriente un percorso di studio mirato iniziato a casa una settimana prima di partire.
Gran parte del racconto è abbastanza…scontato: cibo esotico, emozione davanti alla Grande Muraglia, la necessità di fare squadra ed aiutarsi di fronte ad abitudini nuove, il confronto con un popolo con una spiritualità diversa. Con una sola vera barriera, ovviamente la lingua, risolta all’italiana: “C’erano pochissime persone in grado di parlare inglese”, ha raccontato l’allenatore Craig Skinner. “Abbiamo comunicato in modi diversi, attraverso il canto, la danza, i gesti delle mani”. E qui arriva il motivo per cui questa notizia ha attirato la mia attenzione. Quando ho letto parole che non mi erano nuove, dette da Skinner: “Volevamo che i nostri giocatori fossero un po ‘a disagio, che sperimentassero qualcosa fuori dalle loro zone di comfort e sapessero che c’è una vita completamente diversa al di fuori di ciò che sappiamo”. Dove avevo già letto qualcosa di simile? “Noi adulti che lottiamo per tutta la vita per costruire la nostra zona di comfort”. Ah già. Qui
Mercoledì iniziano le finali della World League, a Firenze. L’Italia ci arriva con le carte in regola per provare a vincere. Ma il discorso del ct mi sembra ancora attualissimo.