Violenza alle donne. Se una convenzione non può bastare
CI SIAMO, ieri è entrata in vigore la Convenzione del Consiglio d’Europa (Coe) sulla “prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e contro la violenza domestica” approvata nel 2011 a Istanbul, firmata da 32 Paesi e ratificata da 13. Eppure sembra che su questo argomento l’attenzione dell’opinione pubblica e dei mezzi di informazione sia scemato. Le donne violentate o uccise non fanno più notizia? Lucia Muratore, Bergamo
INUTILE nasconderlo, la lettrice ha in parte ragione: ieri avrebbe potuto essere un gran giorno, per le donne – e per ogni Paese che si voglia dichiarare civile. Ma, c’è un ma. Gli strumenti per attuarne i propositi non esistono. A partire dal Ministero per le Pari Opportunità. Abbiamo solo un dipartimento… qualcosa che è pari più o meno a un quasi-niente, con tutto quello che ne segue – e che non ne consegue. Il Parlamento glissa. Ha sempre “cose più importanti” di cui occuparsi (litigare, in infinite risse inutili). E pensare che l’Italia è stato il primo Paese europeo a ratificare la Convenzione. Peccato che i provvedimenti assunti non siano accompagnati dagli strumenti indispensabili per renderli efficaci: i fondi (comunque insufficienti) non sono ancora disponibili e il piano antiviolenza entrerà in vigore (forse) solo dal prossimo autunno. E intanto le donne continuano a morire.
laura.fasano@ilgiorno.net