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Ma Pantani è stato ucciso dalla rabbia

Ero una grande fan di Pantani e capisco che un genitore non si possa rassegnare alla morte di un figlio, ma gli elementi per sostenere l’omicidio sono pochi.
Alessandra59, ilgiorno.it

Pantani è stato un grande campione. Insultato fino all’altro ieri, osannato oggi. Le inutili ovvietà che stranamente emergono in questi giorni, c’erano anche nel 2004, ma qualcuno non aveva tanta voglia di farle emergere. Jack, ilgiorno.it

UN CAMPIONE è osannato quando vince, criticato fino alle estreme conseguenze quando perde. Ed è ciò che è capitato a Marco Pantani. All’apice della gloria, ubriaco di successi e di popolarità, con il passare del tempo non è riuscito a prendere coscienza dei propri limiti, spostandoli in avanti fin dove era possibile e, alla fine, accettandoli. Quando la vita gli si è presentata con le sue necessità, ne è rimasto schiacciato. Se avesse avuto il tempo di scoprire con una certa gradualità che non era più il più forte, che nelle salite non riusciva più, per un inevitabile declino, a staccare gli avversari con l’autorità dei momenti migliori, avrebbe cercato altri punti di riferimento per mantenere alta la sua autostima. Invece la rabbia lo ha ucciso. E così si è fatto male giorno dopo giorno, con una serie di comportamenti autolesionistici che, gradualmente ma anche inevitabilmente, lo hanno portato alla morte. 

laura.fasano@ilgiorno.net