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Il cibo sprecato e gli insegnamenti dei nostri nonni

UN ITALIANO su tre uscendo dal ristorante porta a casa gli avanzi con la cosiddetta «doggy bag»: solo il 10% lo fa regolarmente e il 23% qualche volta, mentre il 24% non lo fa perché si vergogna. L’indagine della Coldiretti disegna uno strano Paese propenso agli sprechi: ma perché succede questo? E pensare che ogni giorno sentiamo dire che siamo in crisi e che troppe persone non riescono ad arrivare a fine mese. Antonio Canali, Milano

CI SONO COSE che sappiamo bene: che nei ristoranti americani la doggy bag, il sacchetto per gli avanzi, viene proposto dagli stessi camerieri; che persino la first lady Michelle Obama l’appoggia con decisione, che in Francia è abbastanza normale uscire dai ristoranti stellati con la borsina del cibo avanzato, che anche da noi ci sono delle doggy bag molto belle, alcune persino firmate. E poi ci sono cose che sappiamo meno bene: che noi italiani, prima del benessere economico diffuso, eravamo dei sani portatori a casa di cibo avanzato; che oggi sprechiamo moltissimo: ogni famiglia italiana butta in media 2 chilogrammi di cibo a settimana. Ma allora, che cosa ci è successo? Perché molti di noi si vergognano a chiedere la doggy bag, visto che i nostri nonni o bisnonni lo facevano con naturalezza? Perché ha prevalso una sorta di provincialismo piccolo borghese che ha trasformato il cibo in un arido bene di consumo destinato allo sperpero, quando invece è una «benedizione», come dicevano i nonni. 
laura.fasano@ilgiorno.net