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Magistrati e tempo libero

Inforchi il motorino all’ultimo, guidi come un pazzo per non fare tardi e Lui è già lì: fresco e riposato, davanti alla scuola che attende l’uscita dei ragazzi. Lavori sabato e domenica, ma già assapori il gusto di quel venerdì pomeriggio programmato al parco con i tuoi figli. Fai appena in tempo a calpestare l’erba, che lo vedi sudare inseguendo la palla che un bambino con la maglia della Roma gli lancia meritoriamente lontano. Sei nuovamente costretto a disertare la festicciola di classe e incautamente domandi a tua moglie chi fosse presente. Lui, naturalmente, c’era. Ed era l’unico padre tra molte mamme e moltissime tate. ‘Lui’ è un magistrato romano, ama stare col figlio e il tempo libero, evidentemente, non gli manca. E’ dunque anche per fatto personale (invidia) che inorridiamo di fronte alla protesta dell’Anm. Davvero portare le ferie dei giudici da 45 a 30 giorni l’anno è «un grave insulto»? Siamo seri. Insultante, per il buonsenso, è semmai il fatto che l’Anm sprezzi l’ipotizzata riforma della Giustizia in quanto «frutto di un compromesso». Ogni riforma lo è, e se Renzi riuscisse davvero a far lavorare di più i magistrati allora sì che saremmo di fronte a una riforma «epocale». Sulla carriera dei giudici il merito e l’abnegazione non incidono, si procede per automatismi e cordate sindacali. Come per i tassisti, che a Roma guadagnano mediamente 4mila euro netti al mese ma piangono sempre miseria, siamo ormai assuefatti ai piagnistei togati. Eppure l’Italia è nella media europea quanto a spese e a organici per la giustizia. Sui tempi dei processi, invece, siamo al penultimo posto. Peggio di noi, solo Malta. In Svizzera una causa civile dura un anno, in Italia otto. La verità è che i magistrati lavorano poco e quando, come è accaduto a Torino, li si ‘incoraggia’ a lavorare di più i risultati si vedono. Su una cosa hanno però ragione: in Italia si intentano troppe cause. Il doppio della Germania. E qui la colpa va agli avvocati. Solo a Roma ce ne sono più che in tutta la Francia. Significa troppe cause, spesso protratte contro ogni logica. Gli avvocati hanno molte colpe, ma non rappresentano un «potere» dello Stato e, a differenza dei giudici, almeno lavorano. Infatti davanti alla scuola non li si vede spesso.