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Ferrari, le ragioni della mente (e non del cuore)

Cerchiamo ora di esaminare il caso Alonso inforcando gli occhiali Ferrari.

1) In meno di un anno a Maranello è cambiato praticamente tutto. Con Fernando adesso si confrontano personaggi come Marchionne e Mattiacci, assolutamente estranei alle vicende pregresse.

2) Posso assicurare che sia Marchionne che Mattiacci non hanno dubbio alcun sulle qualità di Alonso pilota.

3) Proprio perchè rappresentano il nuovo, per bello o brutto che sia, Marchionne e Mattiacci non hanno alcun interesse a rivangare il passato. Non serve, non ha senso. Sanno che il reparto corse della Ferrari ha cannato di brutto il progetto 2014. Sanno che a Maranello, da fine 2009 in poi, ad Alonso nulla è stato negato, in termini di trattamento.

4) Gli è stata negata la macchina migliore per l’intero periodo. Questo è fuori discussione. Se lo spagnolo si lamenta di questo, ha perfettamente ragione.

5) E qui si apre ( o forse si è già chiusa) la partita vera. Le prospettive 2015 sono nebulose e Mattiacci ha avuto il coraggio di ammetterlo pubblicamente. Dunque Alonso sa da cosa è atteso, almeno nell’immediato.

6) Può la Ferrari tenersi un pilota che non ci crede più? La domanda vera è solo questa. Le chiacchiere su clausole assurde o pretese folli di Fernando sono balle ciclopiche, magari anche diffuse ad arte. E’ solo, malinconicamente, una questione di fiducia reciproca. O ce l’hai o non te la può dare il dottore e non c’è maxi ingaggio che possa compensare il disincanto (anche perchè, già oggi e meritatamente, Alonso è un pilota strapagato).

7) Poi, si capisce, quando matura un disagio in un rapporto di coppia qualunque dettaglio spiacevole vissuto assieme riaffiora prepotentemente. Ma come la Ferrari non può certo rimproverare a Fernando uno scarso rendimento, così l’asturiano non può accusare la Ferrari di avergli inflitto chissà quali torti. A meno di non reputare tale la decisione di sostituire Massa con Kimi: però non risulta che il contratto del 2009 assegnasse allo spagnolo diritto di veto sulla scelta del compagno (che peraltro gli è stato dietro dodici volte su quattordici, quindi non è stato un gran problema). Nè le voci su Vettel (vedi punto sotto) avevano il potere di inquietarlo: una azienda si tiene aperte tutte le opzioni, ci mancherebbe altro. Anche Alonso, in questi cinque anni, ha parlato con altra gente. E ha fatto bene, intendiamoci.

8) Diventasse inevitabile il divorzio, il neo presidente Marchionne avrebbe davanti un sentiero stretto e zeppo di buche. Vettel aveva dato la sua parola a Domenicali e a Montezemolo, senza che ci fosse una data sicura: vedi il racconto che mi fece un anno fa l’ambasciatore di Germania in visita a Maranello, mai smentito in nessuna sede. Però Dom e Lcdm non ci sono più. Non si sa quanta voglia abbia Seb di uscire adesso dal contratto Red Bull: di sicuro, fosse lui l’alternativa, a Marchionne nessuno potrebbe obiettare nulla, a meno che non sia di moda portare il cervello all’ammasso. Cioè, se ci lamentiamo a priori di un quattro volte campione del mondo, beh, ha proprio ragione Nelson66, siamo circondati da cretinetti.

9) Potesse decidere Mattiacci e ci fosse la disponibilità dell’interessato, come sussurrano gli spagnoli, prenderebbe Hamilton. Guardate che Mattiacci è un novizio, ma non è uno scemo. Avrebbe solo bisogno di consiglieri fidati e all’altezza della missione, per esperienza e competenza. Oggi, non li ha.

10) Nella meno affascinante delle ipotesi (cioè Alo stacca la spina, un altro top driver non è disponibile, ecc), io prenderei Jules Bianchi, che è molto buono.

Tanto tutto dipenderà, in esclusiva,dai progressi della vettura. E questo, forse, dovremmo averlo capito tutti.