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Il no Mercedes a Mattiacci (e a Renault e Honda)

Come era ampiamente prevedibile, la Mercedes ha votato contro lo ‘scongelamento’ delle power unit a stagione in corso.

Hanno votato contro anche la Williams e la Lotus (indovinarne il fornitore, per entrambe, nel prossimo campionato).

Or bene e or male, non c’è dubbio che Ferrari e Renault firmarono la cappella del secolo, quando accettarono la regola che di fatto proibiva lo sviluppo del propulsore.

Io l’ho scritto all’epoca e lo ripeto: una simile genialata, giustificata con le esigenze di contenimento costi, è la negazione del Dna stesso dell’automobilismo (che è appunto ricerca, innovazione, sperimentazione, miglioramento ‘sul campo’ delle prestazioni tecnologiche).

Va da sè che, Cicero pro domo sua, la Mercedes ha pieno diritto, assieme ai satelliti, di rifiutare il bel gesto.

A meno che, in alte e qualificate sfere, non si provveda a rammentare a Stoccarda che domani è un altro giorno e qui non siamo sul set di Via col vento, però potrebbe capitare pure a loro, in futuro, di incappare in un… motore storto.

Vedremo. Mattiacci è molto determinato, la Renault lo segue, la Honda idem.

Ma per cambiare serve l’unanimità, salvo intervento d’autorità della Fia (ma lo voglio vedere, Jean Todt, che fa la voce grossa con Daimler Benz).

Della pista di Sochi dirò che mi sembra una discreta schifezza, in linea con i tempi che stiamo vivendo.

Bella la decisione Marussia di non rimpiazzare Bianchi.

Meno belle le esternazioni di Whiting sul disastro di Suzuka, sebbene abbiano ragione i piloti, da Vettel in giù, quando spiegano che un tasso di imponderabile lo devi comunque sempre mettere nel conto. L’ha detto anche il nostro cloggaro Christian, a inizio settimana. Però ho l’impressione, personalissima, che in Giappone, alle sfighe assortite, si siano sommati errori evitabili di noi umani.

Per la pole, che potrete raccontare qua sotto, facile immaginare l’ennesimo duello Rosberg-Hamilton.

Ps. Mi narrano di comuni amici interisti indotti a sragionare dai disastri nerazzurri. Su, su: ci siamo già passati. Essere ferraristi (ventuno anni di buco prima e adesso stiamo già a sette) e interisti (diciotto anni di buco in passato e adesso stiamo già a cinque) è una lezione di vita. Si imparano tante cose, quando si perde con dignità.