Geopolitica della truffa, dal mitico “Johnny” alle lauree facili
Amava raccontare ai molisani che aveva una villa con piscina a Hollywood, una casa ai Parioli, una in Spagna, una a Londra, uno yacht a Montecarlo, un jet personale, una Mercedes da 190 mila dollari, undici aero-taxi a Vienna. Nei Balcani era conosciuto come il palazzinaro di Milosevic. Johnny Di Stefano aveva un legame stretto con Petrella Tifernina e il Molise. Testimone delle sue nozze, svoltesi a Termoli, era stato un certo Zˇeljko Razˇnatovic, più noto come Arkan. Il curriculum di Di Stefano è molto interessante: una laurea a Cambridge, una condanna a cinque anni di carcere per bancarotta fraudolenta, un tentativo di scalata alla Metro Goldwyn Mayer insieme a Giancarlo Parretti e Florio Fiorini, l’acquisizione del network inglese Cinema 5, una espulsione dagli Usa in seguito allo scandalo della Metro Goldwyn Mayer, un trasferimento in Serbia dove diventa un grande costruttore, un viaggio in Colombia con il suo socio in affari Nicˇkevic´, che al ritorno viene ucciso, uno scampato arresto da parte delle autorità serbe che lo fermano con un ingente quantitativo di valuta estera. Di Stefano sarà anche vicepresidente della squadra di calcio dell’Obilic´ (il cui presidente era Arkan). Segue un ritorno in Molise per costituire la Lega Sud in risposta a quella di Bossi, una candidatura alle elezioni italiane per il Senato nella lista del Partito popolare progressista di ispirazione cristiana, una presidenza del Campobasso Calcio infine, nel marzo 1999 Di Stefano offre 8oo mila sterline per rilevare una quota nel Dundee Football Club, che respinge l’offerta. Ma la storia di Di Stefano non è nulla rispetto a quella di Otto Witte. Correva il 1913 quando Otto ed il suo piccolo circo giravano di città in città i Balcani. L’arte di divertire e di stupire l’aveva imparata presto. Era poco più di un bambino e già faceva il domatore di leoni. Un giorno dalla sua testa uscì una idea geniale e ardita. Un anno prima Ismail Qemal Vlora aveva proclamato l’indipendenza dell’Albania. E gli albanesi aspettavano con ansia che le grandi potenze designassero per loro un re dopo il grande Skanderbeg. I leader musulmani del sud prediligevano un candidato: Halim Eddine, un parente del Sultano. Un collega di Otto notò la somiglianza. “Sei proprio uguale a quel principe turco che forse sarà il re d’Albania”, gli disse un giorno. Bastò questo alla mente di Otto che ricomparve dopo un po’ sul predellino, impettito e agghindato con la più variopinta e stravagante delle sue divise di scena, zeppa di medaglie. Qualche ora dopo un soldato turco entrava di corsa nell’ufficio di Essad Pasha, il comandante della guarnigione ottomana di Durazzo. Aveva due finti telegrammi ed entrambi che giungevano da Costantinopoli. Il testo era lo stesso: “Il principe Halim Eddine sta giungendo in Albania ed assumerà il comando delle truppe lì di stanza”. Uno era firmato “Il Sultano”, l’altro “L’Alto Comando”. E così fu. Qualche giorno dopo il principe comparve con un aiutante alle porte di Durazzo, entrambi montavano i due cavalli bianchi di un piccolo circo che aveva messo le tende in una cittadina dell’interno. La popolazione si riversò in strada per accoglierli e festeggiarli. Arrivarono al centro della città fra due ali di folla festante. E lì Otto diede il suo primo ordine da re. Vecchie e nuove truffe che si collezionano nei secoli fino all’ultima dai Balcani che fa riferimento ad un uomo, Giorgio Salvadè che è riuscito a far laureare il Trota, figlio di Bossi, a Tirana. Procacciatore di clienti Giorgio Salvadè, fu arrestato il 22 dicembre dalla Procura di Parma per una storia di una presunta maxi truffa legata alle lauree facili, rilasciate da facoltà con sede nei paesi dell’est Europa. A lui fanno riferimento diverse onlus con sede a Bergamo e a Bagheria (Palermo) che proponevano corsi di laurea presso la Kristal, un’università di Pristina in Kosovo e un ateneo di Kiev, in Ucraina.
