Le baionette su Grillo è seduto
Diceva Napoleone Bonaparte che «con le baionette si può fare di tutto, tranne sedercisi sopra». Vale per le baionette, cioè per gli eserciti, ma vale anche per i voti. E su quei circa 8 milioni di voti incassati alle politiche, così come sui quasi 6 milioni ottenuti alle Europee, Beppe Grillo si è decisamente seduto. Ma sono voti che, come le baionette, pungono e lacerano: chiedono d’essere messi al servizio di un progetto politico, così come ogni forza chiede d’essere non solo esibita ma anche sfruttata. Il Movimento 5 stelle resta infatti il secondo partito del Paese, ma la cieca volontà dei suoi capi supremi lo condanna all’irrilevanza politica. Né con il vecchio sistema elettorale, né con quello stabilito dalla Consulta, né con l’Italicum al vaglio delle camere i grillini possono sperare di ottenere la maggioranza assoluta del parlamento. Un «governo a cinque stelle», dunque, è irrealizzabile. Passa, eventualmente, per un sistema di alleanze. Ma alleanze Grillo e Casaleggio continuano a dire di non volerne fare. Marginali some sono nel Palazzo grazie anche alla scelta ‘collaborazionista’ di Forza Italia, i grillini restano pertanto arroccati sulla sterile linea dell’invettiva. Dalla tre giorni del Circo Massimo ci si aspettava una qualche novità politica; abbiamo invece assistito al solito show. Nulla di nuovo da registrare, se non l’emblematica penuria di militanti e spettatori. L’effetto disco rotto comincia evidentemente a farsi largo tra i simpatizzanti, e il bluff di Grillo sulle presenze dà la misura dell’imbarazzo e di una certa tendenza arcipolitica a spararla sempre più grossa. Ovvio che chi, tra la nomenklatura grillina, è invece preso dal sacro fuoco della politica viva con disagio il perdurante stallo del Movimento. Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio è senz’altro tra questi. Dopo le Europee, preso atto che «far cadere Renzi» era ormai impensabile, Di Maio ammise che il Movimento era relegato in «un limbo». Ma chi credeva che oggi sarebbe stato lui a indicare una rotta politica s’è dovuto ricredere. La coppia Grillo-Casaleggio non sembra infatti (ancora?) intenzionata a calare un «leader» dall’alto né a farne emergere uno «dal basso». Il Movimento resta dunque «nel limbo», col rischio di afflosciarsi un po’ alla volta come accadde vent’anni fa ai referendari di Mariotto Segni.