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Renzi tra politica e aritmetica

«Un esercizio puramente aritmetico». E’ così che il commissario europeo in pectore per gli Affari economici, Jyrki Katainen, ha risposto a chi ieri gli domandava quali criteri verranno adottati a Bruxelles per valutare le leggi di stabilità degli stati membri. Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sul grado di ottusità che caratterizza l’Europa di Maastricht, valuti con attenzione le parole del ‘falco’ finlandese caro alla signora Merkel e rifletta sull’opportunità di affidare la guida dell’Europa ad un algoritmo. L’aritmetica, infatti, è l’esatto contrario della politica. Era il 1969 quando l’allora presidente americano Kennedy scandì: «Non possiamo misurare lo spirito della nazione sulla base dell’indice Down Jones (l’indice della Borsa di New York, ndr) né i successi del Paese sulla base del Prodotto interno lordo». Molti anni più tardi, persino un europeista come Romano Prodi definì «stupido» il Patto di stabilità europeo che impone agli stati membri il vincolo del 3% nel rapporto tra deficit e Pil. Di stupidità in stupidità si è arrivati al Fiscal compact e mai come oggi la politica, incatenata dai trattati, appare ostaggio dei ragionieri. Ma la politica reclama i suoi spazi, anche a costo di affidarsi a forzature e a veri e propri bluff. Matteo Renzi, ad esempio, sta forzando parecchio i conti pubblici. Naviga a vista, ma quel che vede dalla tolda di palazzo Chigi lo vede con gli occhi del politico. I tecnici vedono una realtà diversa, e perciò faticano a stargli dietro. Ad esempio: poco prima che, da Bergamo, ieri il premier annunciasse una manovra finanziaria da 30 miliardi, al ministero dell’Economia la stimavano ancora nell’ordine dei 22 miliardi. Persino il tecnico Padoan, a detta di tutti assai «politico», sembra non tenere il passo del premier. Ma se il ministro Padoan arranca, figurarsi i tecnici privi di incarichi politici. Ascoltati ieri alla Camera, i vertici di Banca d’Italia, Corte dei Conti e Istat hanno infatti sostanzialmente smontato la politica economica del governo. L’impressione di molti, ieri, è che Renzi bluffasse. Bluffano sempre, i politici; ma quando non viene scoperto il loro bluff viene elevato a «visione». Speriamo, ardentemente speriamo, sia questo il caso del premier italiano.