Le pedate di Marchionne e un amico perduto
Debbo dire che la storia delle pedate (metaforiche) di Marchionne è divertente. Nonchè persino istruttiva.
In alcuni decenni di onesta milizia da cronista mai mi era capitato di leggere un comunicato (della Ferrari, poi) teso a smentire che il Gran Capo avesse promesso calci nel deretano dei suoi collaboratori/dipendenti.
O tempora o mores.
Aggiungo che era il tempo delle more, io ero un ragazzino, la Rossa non toccava mai palla, il Drake era un tipo fumantino ma mai e poi mai aveva pubblicamente minacciato di alzare le suola ai danni dei suoi seguaci.
Montezemolo non ne parliamo, lui calza Tod’s e con la Tod’s i calci vengono male.
Comunque Marchionne ha poi divulgato la precisazione e per quanto ne so io dell’inglese ‘tecnicamente’ mi pare abbia pure ragione.
Ciò non toglie che io sia vagamente dispiaciuto.
Non era forse suggestiva l’immagine di Mattiacci-Pat Fry-Tombazis-Bisignani rincorsi da un Marchionne furibondo?
Non era indimenticabile l’immagine di una Ferrari sovrastata dallo striscione ‘Si salvi chi può, chiappe comprese’?
Ma insomma, si ride per non piangere.
C’è qualcosa di distorto, se fanno notizia presunta promesse di pedate.
Io preferirei sapere come procede la progettazione della monoposto del 2015.
Con la quale, s’intende, ‘sbaraglieremo la concorrenza’.
Ps. Dedico queste ultime righe a un amico carissimo che non c’è più. Marco Ansaldo ha diviso con me, per un quarto di secolo, le trasferte di lavoro. Non amava la Formula Uno, lui scriveva soprattutto di calcio (ma non solo) sulla ‘Stampa’, in compenso mi voleva bene, il bene che si vuole ad un fratellino un po’ discolo. Una volta a Vancouver, per una Olimpiade invernale, dormimmo insieme su un pavimento, perchè non c’erano più letti e nemmeno divani. Passammo la notte a raccontarci la famiglia e le figlie e la sindrome della vecchiaia incombente e l”idea che avevamo avuto del giornalismo, rimpiangendo emozioni smarrite e immaginando un futuro lontano dai computer e dai titoli di carta e dai blog di Internet. L’ultimo viaggio assieme lo abbiamo fatto a giugno per i mondiali di calcio. Sempre in compagnia, anche in Brasile. Una sera mi ha detto: sai, da settembre vado in pensione e credo non avrò nostalgia del nostro mestiere, perchè ormai abbiamo un grande avvenire dietro le spalle. Gli ho risposto: hai ragione, intanto vai avanti tu, io arrivo nel giro di un paio d’annetti.
Sei andato troppo avanti, Marco.