Austin, l’America e la F1
Debbo dire che non mi dispiace ci sia anche Austin, tra i teatri che ospiteranno la volta finale per il mondiale piloti.
Non mi dispiace perché, tra i tracciati di nuova generazione, quello texano è certamente il più gradevole. E inoltre può essere che da lì stia partendo (ma non ne sono sicuro) una riscoperta ‘a stelle e strisce’ della Formula Uno.
Mi spiego.
Gli americani non hanno mai amato l’automobilismo in versione ‘europea’. Non che si siano sottratti al confronto: penso ai Gran Premi disputati al Glen, a Las Vegas, a Long Beach, a Dallas e bla bla bla.
Io ho visto Phoenix, ad esempio.
L’Arizona era meravigliosa e le gare del 1989-90-91 nemmeno furono noiose. Rammento ad esempio Alesi con la Tyrrell che creava noie a Senna su McLaren. O certi lampi del mio amico Martini con la Minardi.
Però, avevi proprio l’impressione che ai padroni di casa della F1 importasse meno di zero. Una volta in sala stampa un collega di Flagstaff mi chiese a bruciapelo: ma quello che parte dalla nona fila potrà mai immaginare di vincere il Gp? Candidamente gli risposi: solo se un asteroide colpisse tutte le vetture delle prime cinque file.
Al che il tizio di Flagstaff mi salutò spiegandomi che in tal caso non c’era interesse, se in America l’Underdog ha zero chances che razza di corsa è?
Ecco, appunto.
A Indianapolis ci è andata pure peggio.
La domenica delle Michelin che si scassavano e che ci fu il ritiro di massa a fine giro di ricognizione, mi beccai anche io la mia dose di lattine e bicchieri (di plastica, per fortuna) di birra scaraventati contro chi si trovava in area paddock.
Era il 2005.
In compenso, Indianapolis era meravigliosa per cultura dell’auto: detestavano la Formula Uno, ma dall’ovale al centro cittadino ti rendevi conto di essere immerso in un mondo felicemente esaltato dall’idea primordiale di velocità. E il museo all’ingresso del circuito era strepitoso.
Adesso c’è Austin e forse sta cominciando una storia diversa. Sull’annunciato sbarco del team Haas invece non mi esprimo, da tempo tira aria cattiva per i ‘Newcomers’ e poi ci vorrebbe un grande nome al volante, intendo un grande nome per il popolo del Nord America, così forse scatterebbe la molla.
Ci vorrebbe un altro Mario Andretti, ecco.
Ma dove lo trovi, un tipo alla Piedone (o anche alla Gilles), nel nuovo millennio?