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Resta il vuoto 45 anni dopo quella strage

LA STRAGE di piazza Fontana è una di quelle ferite che non si chiudono mai. Io ero piccolo e quindi non ricordo nulla, ma mia madre mi ha spesso raccontato l’atmosfera di quei giorni cupi. Credo che sia sempre importante parlarne e mantenere vivo il ricordo di questo pezzo di storia. E perseguire anche adesso che sono passati tanti anni la necessità di raggiungere una volta per tutte la verità. Lo dobbiamo a quei morti.
Roberto, ilgiorno.it

ANNI DURI, anni di piombo da quel 12 dicembre 1969 : tutto lo Stivale venne attraversato da una lunga scia di attentati eversivi, che spinsero la popolazione nel baratro del terrore, del sospetto. Uno solo l’intento: destabilizzare qualsivoglia ordine, rovesciare gli scenari e sfruttare la paura dei cittadini per acquisire potere e cavalcare l’orrore. Non a caso la strage di Piazza Fontana viene chiamata “la madre di tutte le stragi” perché da lì iniziò la cosiddetta “strategia della tensione” fatta di bombe, morte di civili sui treni e nei comizi sindacali. Molti, soprattutto i giovani, sanno poco o nulla di quel giorno terribile, ma la conoscenza storica può aiutare a capire. Il resto è storia più o meno nota: continue scoperte e depistaggi che hanno reso quasi impossibile ricostruire la verità dei fatti, processi trasferiti da una città all’altra, condanne, assoluzioni. Troppo tardi per fare giustizia.
45anni dopo resta il vuoto, il peso di un epilogo altrettanto tragico: quella bomba, in piazza Fontana, non l’ha messa nessuno.
laura.fasano@ilgiorno.n